MANIFESTAZIONE ANTI-G8 DEL 2 GIUGNO
Cari compagni, care compagne,
stiamo ancora verificando in queste ore, la possibilità di fare un treno speciale da Roma per Rostock. E' un impresa abbastanza difficile, visto anche il comportamento che Trenitalia ha avuto a Napoli in occasione della manifestazione di sabato scorso, dove ha tenuto bloccati i compagni di Roma dalle 19 alle 4 di mattina.
A tal proposito stiamo facendo ulteriori tentativi con le ferrovie e stiamo valutando la possibilità di organizzare pullman da Roma.
Come sapete la manifestazione comincerà alle ore 13.00 del 2 Giugno e terminerà nel tardo pomeriggio. Il o i pullman -dipende dalle richieste- partirà da Milano alle ore 18.00 di venerdì 1 Giugno per arrivare a Rostock entro le ore 11 del giorno seguente per ripartire in serata del 2 Giugno ed essere a Milano il giorno dopo (domenica 3 giugno). Si tratta di un viaggio di circa 14/16 ore e si tratta dunque di "predisporsi", sia pur in un autobus granturismo, a trascorrere a bordo due notti. Raccomandiamo a tutti di portarsi dietro documenti di riconoscimento in corso di validità e di prenotare al più presto rivolgendosi alla direzione nazionale al compagno Yassir (06/44182434) o al regionale lombardo (chiedere di Elisa o Carlo tel. 02- 2043653). Chiediamo a tutti i compagni e alle compagne un contributo di 20 euro a testa per fronteggiare una parte della spesa.
La contestazione ad un vertice illegittimo come il G8 è ovviamente contrastata dal paese ospitante e dalle forze di polizia. Senza fare inutili allarmismi, pur dentro un livello di naturale prudenza, la manifestazione del 2 giugno è stata autorizzata dalle autorità tedesche e la delegazione di Rifondazione Comunista sarà accompagnata dai compagni della Linke e parteciperà al corteo dentro lo spezzone del Partito della Sinistra Europea.
Per l'Area Movimenti
Italo Di Sabato
Grazie a Veronika per questo post, che diffondiamo con piacere.
Per un'agricoltura contadina, contro le proposte dell’UE su OCM Vino e PAC Manifestazione nazionale a Roma
Stiamo assistendo ad una preoccupante concentrazione di potere corporativo sopra un diritto umano basilare come l'alimentazione. Si stima che nei prossimi anni, solo 4 o 5 grandi catene di generi alimentari si aggiudicheranno la leadership globale, un potere immenso che ne fa ormai l'unica porta di accesso dei consumatori al cibo e l'unica porta di accesso dei produttori ai consumatori, con un forte impatto su tutta la catena agroalimentare. Infatti l'apparente varietà di prodotti offerti in Europa viene ottenuta con 170.000 tonnellate di aromi industriali che non hanno nessun componente nutritivo e comportano anzi rischi per la salute, d'altra parte provocano una tremenda riduzione della biodiversità su cui si basa la nostra alimentazione. Abbiamo alimenti impacchettati ad arte e per essere venduti e conservati in un paio di settimane si utilizzano recipienti che impiegano centinaia di anni per degradarsi. Il modello estensivo di produzione agroindustriale contribuisce in maniera pesante a distruggere l'equilibrio necessario per la sopravvivenza del pianeta. Il mondo rurale vero, che vive del lavoro contadino, producendo alimenti sani e nutritivi non è compatibile con un monopolio distributivo multinazionale che esige prodotti di tipo industriale, ne impone i prezzi e determina le stesse tipologie di prodotti da coltivare. Nel nostro pianeta vivono 1.300 milioni di contadini, e, nonostante il ruolo prezioso che svolgono, di questi solo il 6% gode di un benessere adeguato ai propri investimenti finanziari e umani. Anche in Italia il 10% circa delle famiglie che vivono dei frutti della terra si trova al di sotto della soglia assoluta di povertà, e il 36% vive con un reddito inferiore ai 1000 euro al mese. Continua la moria di aziende agricole come da fonti ISTAT. "L’agricoltura italiana ha visto scomparire in cinque anni circa un quinto delle proprie aziende”. Sino ad oggi le scelte politiche non hanno assolutamente privilegiato il mondo contadino. Se non ci sarà una drastica inversione di tendenza, al 2010 il bel paesaggio agrario nazionale vedrà la sopravvivenza solo della metà delle aziende che esistevano nel 2000. Invece le autorità infieriscono, quasi a voler eliminare anche il ricordo di quell’agricoltura contadina che si era andata perfezionando negli ultimi millenni ma non coincide con le esigenze della globalizzazione.

Il 17 Febbraio saremo a Vicenza per dire no all'ampliamento della base Dal Molin. Raccogliamo in questo le sollecitazioni delle comunità locali che in questi mesi hanno saputo riappropriarsi delle strade e delle piazze per denunciare e contrastare l'impatto devastante che questo progetto avrebbe sul territorio vicentino. In questo riconosciamo la saldatura con le lotte vittoriose della Val di Susa e di Scanzano Ionico. La retorica dell'impegno umanitario e la partecipazione alle dinamiche imperialiste di occupazione militare e spartizione economica ritornano oggi, ed in maniera quanto mai vistosa e nel loro volto più becero, ai nostri territori. Una "Enduring Freedom" che lascia spazio soltanto ad una "Permanente Guerra" e che non puo' più essere percepita come distante, ma che passa anzi dalla militarizzazione della città di Vicenza, destinata ad essere satellite di un enorme agglomerato militare, capace di dettare a tutti gli abitanti i propri estranei tempi, i propri spazi, le proprie "belliche necessità". Di fronte ad un Governo Prodi suddito, ed incurante dell'opinione e della resistenza della comunità locale all'invasione militare che si tenta di mettere in atto col progetto di ampliamento della base Dal Molin, la priorità va all'affermazione che tutte le missioni militari italiane all'estero, con o senza ONU, debbano cessare. Non di certo un problema esclusivamente urbanistico, come il Governo ha tentato malamente più volte di indicare, ma un problema di reale asservimento ad esigenze in palese contraddizione con quelle delle popolazioni locali. L'obiettivo è e rimane quello del fermare questo progetto, impedendo che il Governo possa giocare sul piano di un baratto che vede come posta in gioco rifinanziamenti alle missioni in Iraq, Afghanistan e Libano così come la risoluzione di controversie giuridiche internazionali. E così alla costruzione di fantomatici nemici interni ed esterni, cui riservare politiche di sacrifici, da un lato, e di sterminio, dall'altro, si affianca una concreta irreggimentazione dei fronti. Su quello interno alla continua spremitura del tessuto sociale votata allo sfruttamento, alla precarizzazione delle esistenze (fatte di Legge 30, di precarietà lavorativa, di stillicidi Finanziari), alla criminalizzazione dei movimenti sociali produttori di conflitto e rivendicazioni si accostano la militarizzazione dei territori e l'internamento come modello di gestione della mobilità dei soggetti (come nel caso del cpt). Su quello esterno il rifinanziamento delle missioni militari registra la sconfitta dei modelli di mobilitazione pacifista che hanno invaso le città durante il governo Berlusconi, mostrandone la facilità di strumentalizzazione ad opera delle attuali forze di Governo, e assimila chi legittimamente resiste all'occupazione militare dei propri territori come in Iraq al concetto di terrorismo. Rigettando questa assimilazione, la possibilità di opporci concretamente a questo nuovo progetto bellico passa sia dalla capacità di riprendere un'iniziativa autonoma contro la guerra nelle piazze, sia dal rinnovare il conflitto sociale contro la precarizzazione delle esistenze e contro l'internamento etnico, sia dall'espressione della nostra solidarietà a tutte le resistenze globali all'imperialismo.
[dalla newsletter di BAZ! ]
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