postato da faith86 alle ore 10:16
sabato, 16 giugno 2007


Testimonianza choc in aula del vice questore aggiunto Fournier
G8 a Genova, «la polizia ha infierito»
«Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave: la scuola Diaz come una macelleria»

GENOVA - Sugli incidenti accaduti a Genova in occasione del G8 è arrivata un'ammissione importante: «Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza». È questa la testimonianza resa da Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 a Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. In aula, Fournier ha fornito infatti una nuova versione su quello che aveva visto nella scuola al momento della sua irruzione: non manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in atto.
«I POLIZIOTTI HANNO INFIERITO» - «Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto Fournier - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana». Nelle dichiarazioni invece rese precedentemente dal poliziotto ai pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. «Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».
«HO DETTO DI CHIAMARE LE AMBULANZE» - Fournier, sollecitato dalle domande del Pm Francesco Cardona Albini ha aggiunto: «Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. «Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo».
«HA SBAGLIATO A TACERE» - «Il dottor Michelangelo Forrnier - scrive in un comunicato il Comitato Verità e Giustizia per Genova - ha sbagliato a tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la scuola Diaz. Proprio lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto spingerlo a raccontare tutto e subito. Solo così avrebbe servito nel migliore dei modi, con lealtà e responsabilità, lo stato di cui è funzionario. Ad ogni modo, sia pure in ritardo, ha raccontato ciò che ha visto, confermando le testimonianze di decine di persone. Il dottor Fournier ha parlato di "macelleria messicana". L'attuale ministro degli Esteri, nel 2001, parlò di "notte cilena". Si ricorre all'esotismo, ma siamo di fronte a una "perquisizione all'italiana" che ha macchiato la credibilità della polizia e dello stato. A questo punto chiediamo: il capo della polizia non ha niente da dire? Il ministro degli Interni farà finta di nulla anche stavolta? Il parlamento continuerà a tenere in un cassetto la legge sulla commissione d'inchiesta?
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA - «La testimonianza resa da Michelangelo Fournier è l'ennesima conferma della necessità di istituire quella commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova, prevista nel programma di governo dell'Unione e che il centrodestra, nella precedente legislatura, ha sempre negato». Lo afferma il vice presidente della Camera e parlamentare della Sd, Carlo Leoni, commentando la deposizione di oggi presso il tribunale penale di Genova.

14 giugno 2007
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categoria : manifestazioni, americanate

postato da PravdaRedazione alle ore 20:51
lunedì, 21 maggio 2007

MANIFESTAZIONE ANTI-G8 DEL  2 GIUGNO

 

Cari compagni, care compagne,

 

stiamo ancora verificando in queste ore, la possibilità di fare un treno speciale da Roma per Rostock. E' un impresa abbastanza difficile, visto anche il comportamento che Trenitalia ha avuto a Napoli in occasione della manifestazione di sabato scorso, dove ha tenuto bloccati i compagni di Roma dalle 19 alle 4 di mattina.

A tal proposito stiamo facendo ulteriori tentativi con le ferrovie e stiamo valutando la possibilità di organizzare pullman da Roma.

Come sapete la manifestazione comincerà alle ore 13.00 del 2 Giugno e terminerà nel tardo pomeriggio. Il o i pullman -dipende dalle richieste- partirà da Milano alle ore 18.00 di venerdì 1 Giugno per arrivare a Rostock entro le ore 11 del giorno seguente  per ripartire in serata del 2 Giugno ed essere a Milano il giorno dopo (domenica 3 giugno).  Si tratta di un viaggio di circa 14/16 ore e si tratta dunque di "predisporsi", sia pur in un autobus granturismo, a trascorrere a bordo due notti. Raccomandiamo a tutti di portarsi dietro documenti di riconoscimento in corso di validità e di prenotare al più presto  rivolgendosi alla direzione nazionale al compagno Yassir (06/44182434) o al regionale lombardo (chiedere di Elisa o Carlo tel. 02- 2043653). Chiediamo a tutti i compagni e alle compagne un contributo di 20 euro a testa per fronteggiare una parte della spesa.

La contestazione ad un vertice illegittimo come il G8 è ovviamente contrastata dal paese ospitante e dalle forze di polizia. Senza fare inutili allarmismi, pur dentro un livello di naturale prudenza, la manifestazione del 2 giugno è stata autorizzata dalle autorità tedesche e la delegazione di Rifondazione Comunista sarà accompagnata dai compagni della Linke e parteciperà al corteo dentro lo spezzone del Partito della Sinistra Europea.

                                                                               

Per l'Area Movimenti

Italo Di Sabato

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categoria : manifestazioni, iniziative

postato da PravdaRedazione alle ore 19:48
martedì, 27 febbraio 2007

Grazie a Veronika per questo post, che diffondiamo con piacere.

 

Per un'agricoltura contadina, contro le proposte dell’UE su OCM Vino e PAC Manifestazione nazionale a Roma

Stiamo assistendo ad una preoccupante concentrazione di potere corporativo sopra un diritto umano basilare come l'alimentazione. Si stima che nei prossimi anni, solo 4 o 5 grandi catene di generi alimentari si aggiudicheranno la leadership globale, un potere immenso che ne fa ormai l'unica porta di accesso dei consumatori al cibo e l'unica porta di accesso dei produttori ai consumatori, con un forte impatto su tutta la catena agroalimentare. Infatti l'apparente varietà di prodotti offerti in Europa viene ottenuta con 170.000 tonnellate di aromi industriali che non hanno nessun componente nutritivo e comportano anzi rischi per la salute, d'altra parte provocano una tremenda riduzione della biodiversità su cui si basa la nostra alimentazione. Abbiamo alimenti impacchettati ad arte e per essere venduti e conservati in un paio di settimane si utilizzano recipienti che impiegano centinaia di anni per degradarsi. Il modello estensivo di produzione agroindustriale contribuisce in maniera pesante a distruggere l'equilibrio necessario per la sopravvivenza del pianeta. Il mondo rurale vero, che vive del lavoro contadino, producendo alimenti sani e nutritivi non è compatibile con un monopolio distributivo multinazionale che esige prodotti di tipo industriale, ne impone i prezzi e determina le stesse tipologie di prodotti da coltivare. Nel nostro pianeta vivono 1.300 milioni di contadini, e, nonostante il ruolo prezioso che svolgono, di questi solo il 6% gode di un benessere adeguato ai propri investimenti finanziari e umani. Anche in Italia il 10% circa delle famiglie che vivono dei frutti della terra si trova al di sotto della soglia assoluta di povertà, e il 36% vive con un reddito inferiore ai 1000 euro al mese. Continua la moria di aziende agricole come da fonti ISTAT. "L’agricoltura italiana ha visto scomparire in cinque anni circa un quinto delle proprie aziende”. Sino ad oggi le scelte politiche non hanno assolutamente privilegiato il mondo contadino. Se non ci sarà una drastica inversione di tendenza, al 2010 il bel paesaggio agrario nazionale vedrà la sopravvivenza solo della metà delle aziende che esistevano nel 2000. Invece le autorità infieriscono, quasi a voler eliminare anche il ricordo di quell’agricoltura contadina che si era andata perfezionando negli ultimi millenni ma non coincide con le esigenze della globalizzazione. La Politica Agricola Comunitaria (PAC), che rappresenta ben 85% della spesa globale dell’Unione Europea, determina da anni ormai tutta la nostra alimentazione eppure viene elaborata con le lobby, senza nessuna consultazione democratica e senza alcun rapporto con i cittadini. Ha già causato dei danni irreparabili al mondo agricolo intervenendo in maniera massiccia a favore dell’agroindustria e a discapito dell’agricoltura contadina, che riceve il colpo finale dalle ultime dichiarazioni della Commissaria Europea Marianne Fischer Boel secondo le quali molti agricoltori "avranno bisogno di un altro reddito oltre a quello agricolo" dopo il 2013. Ora la Commissione Europea, in nome della competitività, si appresta ad estirpare 400.000 Ettari di vigneti, ed a modificare l’intero sistema del settore vitivinicolo europeo. Con l’OCM vino, deregolamenta gestione, trasformazione e commercializzazione dei vigneti e del vino: - riduce il vino ad una semplice bevanda e cambia radicalmente la stessa definizione di "Vino" per rendere il prodotto europeo simile a quello dei nuovi Paesi emergenti (Usa, Australia, Cile, Argentina, ecc.) - omologa il gusto, separando totalmente il vino dal suo territorio, e, cosa ancor più grave, dalla tradizione agricola affinché i vini più “venduti” si possano produrre ovunque, a condizione di avere il giusto cocktail di sementi, fertilizzanti, pesticidi ed agenti di sapore…- liberalizza le pratiche enologiche ammettendo l’uso di trucioli o di agenti chimici di vario genere per dare il sapore del legno, ridurre l’acidità, addolcire, aumentare o diminuire la gradazione alcolica…- elimina completamente ed immediatamente gli aiuti di mercato, Alcune Regioni hanno addirittura adottato sanzioni per gli agricoltori biologici che reimpiegano i le proprie sementi anziché comprarle dai distributori riconosciuti. La pratica di reimpiego dei semi è sempre stata alla base dell’agricoltura, oggi invece esistono istituzioni che identificano, regolamentano e classificano i semi, ed è vietato usare i propri semi se non sono riconosciuti dall’istituzione, così come è vietato lo scambio di semi tra contadini… Il ministro De Castro afferma così la nuova linea politica del governo in materia agricola: “promozione e sostegno delle esportazioni sui mercati esteri, accrescere la dimensione delle imprese del settore favorendo i processi di concentrazione cooperativa e societaria e l’accorpamento fondiario…" Noi pensiamo che chi lavora la terra e produce cibo deve poter essere protagonista della filiera, in accordo con i consumatori, crediamo nella filiera corta e nell’alleanza tra lavoratori delle campagne e lavoratori delle città, nella trasparenza dei processi e del prezzo, nella fiducia reciproca che si fonda su sistemi di produzione e consumo locali, legati all’identità di un territorio. Per difendere la nostra alimentazione e la nostra cultura, il rapporto con la terra quale fondamento di una società che la rispetti, per arrestare la desertificazione dei nostri campi, per fermare l’avanzata di un’agricoltura senza agricoltori, serve un movimento cittadino e diffuso, serve una nuova consapevolezza. Quello che è in gioco è ciò che ingeriamo giorno per giorno, l’agricoltura è la prima tra le attività umane e non si può “esternalizzare” o delegare ai venditori di merendine, mentre ci concentriamo sul settore terziario. Anche le decisioni relative al settore agricolo devono essere partecipate. Sono necessari altri modelli di pensiero, d’agricoltura e di mercato. Vogliamo unirci per organizzare il rifiuto del modello neoliberista che vuole l'agricoltura industriale e monocolturale della UE da una parte e un'elitaria produzione dei cosiddetti prodotti tipici dall'altra, quali facce della stessa medaglia, Vogliamo mantenere e ridisegnare un circuito virtuoso tra qualità della produzione, qualità del prodotto e qualità delle relazioni sociali, Vogliamo un'agricoltura contadina. Manifestazione NazionaleSabato 17 Marzo ore 11.00 a Roma davanti al ParlamentoConnettivo terra TERRA, Vignaioli Critical Wine, Associazione Crocevia.

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categoria : manifestazioni, iniziative

postato da faith86 alle ore 19:46
venerdì, 16 febbraio 2007

Tutti a Vicenza!
La guerra in casa!!!!!!

Il 17 Febbraio saremo a Vicenza per dire no all'ampliamento della base Dal Molin. Raccogliamo in questo le sollecitazioni delle comunità locali che in questi mesi hanno saputo riappropriarsi delle strade e delle piazze per denunciare e contrastare l'impatto devastante che questo progetto avrebbe sul territorio vicentino. In questo riconosciamo la saldatura con le lotte vittoriose della Val di Susa e di Scanzano Ionico. La retorica dell'impegno umanitario e la partecipazione alle dinamiche imperialiste di occupazione militare e spartizione economica ritornano oggi, ed in maniera quanto mai vistosa e nel loro volto più becero, ai nostri territori. Una "Enduring Freedom" che lascia spazio soltanto ad una "Permanente Guerra" e che non puo' più essere percepita come distante, ma che passa anzi dalla militarizzazione della città di Vicenza, destinata ad essere satellite di un enorme agglomerato militare, capace di dettare a tutti gli abitanti i propri estranei tempi, i propri spazi, le proprie "belliche necessità". Di fronte ad un Governo Prodi suddito, ed incurante dell'opinione e della resistenza della comunità locale all'invasione militare che si tenta di mettere in atto col progetto di ampliamento della base Dal Molin, la priorità va all'affermazione che tutte le missioni militari italiane all'estero, con o senza ONU, debbano cessare. Non di certo un problema esclusivamente urbanistico, come il Governo ha tentato malamente più volte di indicare, ma un problema di reale asservimento ad esigenze in palese contraddizione con quelle delle popolazioni locali. L'obiettivo è e rimane quello del fermare questo progetto, impedendo che il Governo possa giocare sul piano di un baratto che vede come posta in gioco rifinanziamenti alle missioni in Iraq, Afghanistan e Libano così come la risoluzione di controversie giuridiche internazionali. E così alla costruzione di fantomatici nemici interni ed esterni, cui riservare politiche di sacrifici, da un lato, e di sterminio, dall'altro, si affianca una concreta irreggimentazione dei fronti. Su quello interno alla continua spremitura del tessuto sociale votata allo sfruttamento, alla precarizzazione delle esistenze (fatte di Legge 30, di precarietà lavorativa, di stillicidi Finanziari), alla criminalizzazione dei movimenti sociali produttori di conflitto e rivendicazioni si accostano la militarizzazione dei territori e l'internamento come modello di gestione della mobilità dei soggetti (come nel caso del cpt). Su quello esterno il rifinanziamento delle missioni militari registra la sconfitta dei modelli di mobilitazione pacifista che hanno invaso le città durante il governo Berlusconi, mostrandone la facilità di strumentalizzazione ad opera delle attuali forze di Governo, e assimila chi legittimamente resiste all'occupazione militare dei propri territori come in Iraq al concetto di terrorismo. Rigettando questa assimilazione, la possibilità di opporci concretamente a questo nuovo progetto bellico passa sia dalla capacità di riprendere un'iniziativa autonoma contro la guerra nelle piazze, sia dal rinnovare il conflitto sociale contro la precarizzazione delle esistenze e contro l'internamento etnico, sia dall'espressione della nostra solidarietà a tutte le resistenze globali all'imperialismo.

  
[dalla newsletter di BAZ! ]

post inoltrato da: faith86

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