L’ANPI su “La grande bugia" di Pansa
L’Associazione nazionale partigiani d’Italia, ANPI, ritiene opportuno formulare una valutazione dei contenuti che compaiono nel libro di Giampaolo Pansa La grande bugia, affinché si conosca l’opinione di coloro che, oltre 60 anni or sono, alla lotta di Liberazione nazionale hanno direttamente partecipato spesso in forme e attraverso esperienze diverse. È il caso di considerare in primo luogo le cosiddette “bugie” che a detta dell’autore concorrerebbero a creare la “grande bugia”, che investirebbe tutta
Violenza o nonviolenza?
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Propongo due citazioni su cui riflettere e, magari, iniziare una discussione. La prima e' M.Gandhi; la seconda di Rosa Luxemburg. Nei commenti ne potete anche aggiungere altre...
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«La non-violenza non è una giustificazione per il codardo, ma è la suprema virtù del coraggioso, richiede molto più coraggio delle pratiche delle armi e presuppone la capacità di colpire. Essa è un cosciente e volontario freno imposto alla propria volontà di vendetta. Ma la vendetta è sempre superiore alla passiva, imbelle e impotente sottomissione. Il perdono però è ancora superiore. Nella mia concezione, la non-violenza è una lotta contro l'ingiustizia più attiva e più concreta della ritorsione, il cui effetto è solo quello di aumentare l'ingiustizia. Io sostengo un'opposizione mentale, e dunque morale, all'ingiustizia. La resistenza morale che io opporrò servirà a disorientare l'avversario tiranno. Dapprima lo frastornerà, e alla fine lo costringerà al riconoscimento dell'ingiustizia, riconoscimento che non lo umilierà, anzi lo nobiliterà.»
M. K. Gandhi (Teoria e pratica della non-violenza, 1973)
"E' indispensabile l'aperto riconoscimento della necessità dell'uso della forza, sia in singoli episodi della lotta di classe come per la conquista finale del potere statale: e' la forza che può prestare anche alla nostra attività pacifica e legale la sua particolare energia ed efficacia."
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Rosa Luxemburg (Violenza e legalità, 1902)
La classe operaia va in paradiso...
Dopo aver visto in pochi giorni "Sacco e Vanzetti", "il Caimano" e "Il pianista", non potevo che proporre un bel post sul cinema... E' la prima volta che lo faccio da quando e' nato il blog; spero di trovare persone interessate a condividere con me pensieri e giudizi su queste straordinarie pellicole; è la prima volta che ho un'overdose da cinema...
Link: http://www.italica.rai.it/cinema/film/classe.htm
"La classe operaia va in Paradiso"è il primo film italiano che entra in fabbrica, analizzandone il sistema e mettendo a fuoco i rapporti tra uomo e macchina, tra sindacato e nuova sinistra, tra contestazione studentesca e lotte operaie, repressione padronale e progresso tecnologico.Ludovico Massa, detto Lulù, è un metalmeccanico campione del cottimo: per questo, mentre è benvoluto e vezzeggiato dal padrone, è odiato dai compagni che si vedono imporre i suoi frenetici ritmi produttivi. D'altra parte, lo stesso Lulù vive male la condizione operaia: questa, infatti, gli consente apprezzabili livelli di consumo ma annienta la sua vita affettiva e sentimentale, impedendogli di avere amici e riducendo ad uno scambio interessato il suo rapporto con l'amante. Comunque individualista e arrogante, Lulù non si schiera nella frattura sulla vertenza del cottimo che si sta aprendo in fabbrica fra sindacalisti moderati ed estremisti extraparlamentari. Quando perde un dito in seguito ad un incidente sul lavoro, Lulù cambia atteggiamento nei confronti della fabbrica: aderisce alla contestazione e sostiene lo sciopero ad oltranza. A seguito di tafferugli con la polizia, Lulù viene licenziato in tronco; per questo viene abbandonato dall'amante e dagli stessi estremisti che giudicano il suo un caso personale, e perciò loro estraneo. Grazie alla vittoria dei sindacati di cui aveva denunciato l'arrendevolezza politica, Lulù viene riassunto tornando alla catena di montaggio. Ormai alle soglie della pazzia, Lulù delira sull'esistenza di un muro da abbattere, oltre il quale c'è il paradiso della classe operaia.