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lunedì, 14 agosto 2006

Nuovo omaggio di Bertinotti a Fidel Castro

Per a seconda volta in pochi giorni, il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha rivolto un omaggio al dittatore cubano Fidel Castro. Raggiunto dalla notizia che il leder maximo era stato ricoverato in ospedale, l'ex numero uno di Rifondazione aveva commentato: "Penso una cosa banale: che Fidel Castro sia per Cuba insostituibile. Il che non vuol dire che il percorso di Cuba si interromperebbe qualora il comandante rinunciasse a svolgere il suo ruolo. Però il suo carisma fa sì che appunto sia per me naturale considerare Castro insostituibile per Cuba".Ieri Bertinotti ha mandato un affettuoso messaggio al numero uno del regime de L'Avana in occasione del suo ottantesimo compleanno."Nessuno dei dissensi che abbiamo espresso può cancellare le speranze e le emozioni che hanno suscitato nella mia generazione e nel mio Paese le donne e gli uomini della Sierra Maestra: lunga vita, caro Comandante, un abbraccio e auguri per la Sua salute".

 

 

Bush incita i cubani alla rivolta. L'Avana replica: "E' ubriaco"

 

Fidel Castro è in convalescenza dopo l'intervento chirurgico all'intestino e gli Stati Uniti incitano i cubani alla rivolta. Il presidente americano Bush dice chiaramente che è arrivato il momento di avviare "un processo democratico" sull'isola ed aggiunge che gli Usa saranno al fianco di coloro che si attiveranno a tal fine. "Vi sosterremo nei vostri sforzi per costruire un governo di transizione a Cuba impegnato per la democrazia e terremo conto di coloro che, nell'attuale regime cubano, ostacolano il vostro desiderio di una libera Cuba; siamo pronti a fornire rapidamente aiuti umanitari per agevolare un'autentica transizione. La gente a Cuba deve sapere che gli Stati Uniti sono i loro migliori amici e che può contare sempre sul nostro aiuto. Gli Stati Uniti sono impegnati nell'appoggiare le aspirazioni del popolo cubano alla democrazia e alla libertà. Bush ha bocciato la decisione del regime di sostituire il dittatore con il fratello Raul. "Questo avvicendamento è stato un'imposizione non democratica - ha chiarito - non siamo disposti a mutare atteggiamento nei confronti del regime comunista di Cuba solo perché al vertice per adesso c'è Raul". Inutile dire che L'Avana non ha affatto accolto con favore queste dichiarazioni. "Quello di Bush è stato un delirio frutto di una sbornia senza neppure aver bevuto - ha fatto sapere il Governo tramite la Radio di Stato - non c'è nulla di nuovo da attendersi dal governo nordamericano, nessuna politica nuova che non sia quella dell'aggressione e delle minacce". "Il solo modo per applicare il piano di Bush per il cambio di regime a Cuba è con la forza, e la forza non funzionerà - ha aggiunto Rogelio Polanco, direttore del giornale della Gioventù comunista - Raul è saldamente al comando della nazione e guida le forze armate che hanno dato buona prova di sé in combattimento e hanno esperienza internazionale. Agli americani dico: non fate errori".

 
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postato da PravdaRedazione alle ore 15:06
venerdì, 04 agosto 2006

Cara Cuba, Fidel non ti lascia

La progosi è favorevole, nessun imminente pericolo di vita. Gli energumeni sciacalli di Miami che hanno brindato e osannato prematuramente alla sua uscita di scena  possono tornare a casa scornati. “Festa” rimandata. Il cielo può attendere. Il 13 agosto, alla faccia della Cia che ha tentato almeno 150 volte di ucciderlo, il Comandante compie ottant’anni. Forza, Fidel, duraturo capo dell’Isla “canaglia”. Sono cinquant' anni, o almeno diciassette, dal tramonto del comunismo sovietico, che molti compiono incautamente questo esercizio prevedendo quasi sempre catastrofi per la rivoluzione socialista dell'isola. Cuba invece è ancora li, infrangibile all'embargo e alle «politiche democratiche» che gli Stati uniti organizzano per annientarla; esempio di resistenza nel continente, pur fra tanti errori, allo sciagurato neoliberismo. Dalla settimana scorsa, dopo il vertice di Cordoba, l'isola di Fidel è reintegrata nel consesso delle alleanze commerciali e politiche dei paesi latinoamericani e candidata ad una prossima entrata nel Mercosur. Il tutto con palese sconcerto di George W. Bush che, troppo impegnato in Medio Oriente, non solo ha visto fallire l'Alca, il progetto di annessione economica del continente a sud del Texas, ma, dopo che il congresso aveva stanziato 60 milioni di dollari per favorire «un cambio rapido e drastico» a Cuba (con tanti saluti al diritto di autodeterminazione dei popoli), aveva aggiunto ottanta milioni presi dal suo appannaggio presidenziale per dare la spallata finale alla revolucion. Un sogno eversivo che nove presidenti nordamericani hanno atteso prima di lui senza poterlo realizzare. Il Pil a Cuba cresce dell' 11 percento (grazie al corposo incremento dell'interscambio con Venezuela e Cina) ma anche al fatto che, secondo un rapporto dell'Università di California, l'aspettativa di vita dell'isola è di un anno superiore a quella degli Stati uniti, la mortalità infantile è la più bassa del continente e inferiore al tasso fisiologico dei paesi sviluppati e infine la scuola e l'università sono gratuiti, libri compresi, mentre il paese ha trentamila medici in missione tra America Latina e Africa, continenti saccheggiati dall'economia neoliberale, che secondo i duri nostalgici di Miami che festeggiano la malattia di Castro, dovrebbe restituire Cuba magari ai fasti dell'epoca della mafia, dei casinò e del torturatore Fulgenzio Batista. Voglio riferirmi anche al contenuto del messaggio che Fidel ha inviato ai suoi compatrioti prima di sottoporsi all'operazione chirurgica e che rassicura i cubani sul fatto che qualunque cosa possa succedere, i programmi riguardanti salute pubblica, istruzione, e rivoluzione energetica del paese, continueranno affidati alle mani dei ministri competenti e del segretario del comitato esecutivo del Consiglio dei ministri con la supervisione del responsabile del dicastero dell'economia Carlos Lage, del presidente del Banco Centrale Francisco Soberon e del ministro degli esteri Felipe Perez Roque.  So che tutto questo è inusuale e qualcuno può anche considerarlo un espediente retorico, ma ho imparato in tanti anni di reportage a Cuba e in America Latina che questo dialogo con la gente è il collante che tiene insieme il paese e che, spiazzando sempre le presuntuose previsioni del Dipartimento di stato ha fatto tener botta a Cuba per mezzo secolo neutralizzando le cospirazioni e le «strategie della tensione» montate dagli Stati uniti per distruggere il suo modello sociale e politico per quanto discutibile fosse.  I cubani, anche quelli che sono stanchi del socialismo e della retorica della rivoluzione sanno perfettamente che la loro sicurezza sociale sarebbe impensabile se i governi di Washington avessero potuto imporre modelli come quello segnalato nel sito del Dipartimento di stato e intitolato Cuba Libre, dove si parla di una transizione nell'isola pilotata come sempre da Washington. Una transizione sul modello, per intenderci, messo in atto in Iraq con un altro uomo della Cia come Allawi che guiderebbe il cambiamento e magari con la collaborazione del solito Negroponte, l'uomo delle guerre sporche, sceglierebbe uno per uno i componenti del nuovo gabinetto cubano. Il giorno 26 maggio si è celebrata per esempio una riunione urgente nella sede destinata appunto al piano «Cuba libre» presieduta da tal Caleb McCarry, scelto a diventare il futuro governatore della transizione a l'Avana. Con lui c'erano anche i congressisti Lincoln e Mario Diaz Ballart, figli di uno che fu fra i complici più stretti di Fulgenzio Batista, nonché dirigenti di varie organizzazioni anticastriste fra le quali anche alcune di quelle accusate di aver fiancheggiato i gruppi eversivi che dalla Florida negli anni hanno portato il terrore a Cuba, causando più di tremilacinquecento morti e diecimila feriti. Pierluigi Battista, per esempio, sa perfettamente che i cubani che hanno lasciato il proprio paese in zattera «cercando la libertà» sulla costa della Florida erano attratti da una logica infame per cui se fossero arrivati a toccar terra negli Stati uniti avrebbero avuto immediatamente il visto di ingresso e la carta verde per risiedere e lavorare. Realtà negata a qualunque altro latinoamericano che, come avviene nei passaggi di confine col Messico, o viene allontanato a schioppettate o fatto entrare indocumentato e quindi senza diritti. Col rischio di essere denunciato alla prima richiesta di tutela dallo stesso padrone che gli da lavoro e che lo farebbe rimpatriare subito. Parlare poi ancora della repressione degli omosessuali in un paese come Cuba, dove è in corso un progetto di legge perché un essere umano possa cambiare sesso a spese della sanità dello Stato, è pura malafede. Dopo quello che è successo negli ultimi tre anni ad Abu Ghraib, a Guantanamo e nelle prigioni gentilmente concesse alla Cia in altri paesi, e dopo gli eccidi recenti di bambini, donne e vecchi innocenti in Palestina e in Libano, l'occidente e gli Stati uniti in particolare non hanno più l'autorità morale, come ha scritto Eduardo Galeano, per giudicare le illiberalità degli altri. Cuba è un paese complesso eppure, senza giustificare nulla delle sue contraddizioni, ha il diritto di essere giudicato con serietà, confrontandolo con la realtà sociale del continente latinoamericano e di tutti i sud del mondo ostaggio dell'economia capitalista. Al contrario della logica dei promossi e dei bocciati scelta da qualche giornale per stabilire in modo calcistico quali saranno le personalità che domani, dopo Fidel, governeranno Cuba, io penso di poter solo segnalare che il futuro di quest'isola, che da cinquant'anni smentisce tutti, è già presente nelle personalità del governo alle quali il Leader Massimo infermo ha affidato l'incarico di continuare un certo cammino nei settori vitali per la sopravvivenza di Cuba.

di Gianni Minà

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postato da PravdaRedazione alle ore 10:28
mercoledì, 02 agosto 2006

“Grazie occidente”.

Le reazioni dei libanesi alla strage di Cana.

“I bambini di Qana all'una di notte dormivano come angeli e sono stati uccisi nel modo più brutale. E si parla ancora di autodifesa? Cosa aspetta ancora il mondo?”. Michelle ha 26 anni, è sconvolta mentre manifesta davanti alla sede delle Nazioni unite. E’ successo di nuovo. Di nuovo a Cana, come nel 1996. All'una di notte, il fuoco dell'aviazione israeliana colpisce la base dell’Onu, dove avevano trovato rifugio centinaia di civili libanesi. Il bilancio è pesantissimo: almeno 60 morti, tra cui 37 bambini.

La notizia arriva a Beirut e nelle altre città libanesi. La gente esce in strada, non ha paura di altri attacchi, ha solo voglia di manifestare. Si ritrovano presso la sede Onu al centro della Down Town di Beirut, dove bandiere delle Nazioni unite vengono calpestate e i cassonetti incendiati. Gli edifici dell'Onu vengono attaccati e daneggiati, ma non si riportano feriti. I manifestanti portano cartelli e striscioni: 'Da parte dei nostri bambini morti, grazie America per le tue bombe intelligenti', si legge su uno dei cartelli.

Hassan, 21 anni, è lì con altri suoi amici. “La gente è stanca. Non crede più a nessuno. Dico grazie agli Usa e a Israele per le “eleganti bombe'”, racconta.
Ziad, 26 anni, così commenta: "Forse i bambini libanesi sono dei sostenitori di Hezbollah e devono morire per la nuova democrazia nel Medio Oriente che Bush ha promesso al mondo?”.

Ibrahim, 26 anni, viene da Nabatiyye: “Io faccio parte del servizio civile. Quello che ricordo sono le madri con in braccio i bambini morti. Avevano fatto nascondere in bambini lì perché lo consideravano un posto sicuro, ma come nel 1996 non è stato cosi”. Il 18 aprile 1996, a Cana, gli edifici della Forza ad interim delle Nazioni unite in Libano, dove avevano cercato rifugio almeno 800 civili libanesi, furono colpiti dall'artiglieria israeliana. Nell'attacco furono uccisi almeno 106 civili, in maggioranza donne, bambini e anziani. Il governo di Tel Aviv disse che si trattava di un errore. Il rapporto delle Nazioni unite sulla tragedia, invece, concluse che era “improbabile che si sia trattato di un errore tecnico o procedurale”.

Mona, 23 anni, risponde alle accuse del governo di Tel Aviv: “Hezbollah non usa i civili come scudi. Questo è quello che Israele dice per poter difendersi dai suoi crimini. Hanno anche detto che non sapevano che nella base c’erano civili. Gli rispondo: Wallahi? Veramente?”Un uomo regge un foglio di carta a forma di bomba, sopra c'è scritto “Grazie, il messaggio è arrivato”. Si riferisce alle foto, che hanno fatto il giro del mondo, delle bambine israeliane che scrivono e disegnano sulle bombe.


Mohamad ha 24 anni. Anche lui è venuto a Beirut a manifestare contro la strage di Qana. “Il democratico stato di Israele sta bruciando bambini libanesi. Già dieci anni fa era successo e Israele è rimasto impunito. Quello che abbiamo imparato è che Israele può uccidere a suo piacimento e i suoi atti sono sempre non intenzionali”.

Joseph, 21 anni: “La gente in Libano è disperata. Ci domandiamo cosa voglia ancora Israele. Crede di lottare contro gli Hezbollah in questo modo? Non esistono piu’ cristiani e musulmani, siamo tutti uniti. E i nostri cuori pieni di rabbia e odio”.

di Erminia Calabrese

Fidel, in nome della  rivoluzione, resisti.

(ANSA)La televisione cubana ha proposto in nottata durante una Conferenza stampa in diretta da L'Avana un nuovo messaggio di Fidel Castro, in cui egli assicura che la sua salute "é in una situazione stabile". Il primo messaggio di Castro in cui annunciava personalmente di essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico per una grave emorragia intestinale era stato letto lunedì al termine del telegiornale della sera dal suo segretario. Questo il testo integrale del secondo messaggio del 'lider maximo': "Non posso inventare notizie buone perché non sarebbe etico, e se le notizie fossero cattive, l'unico che ne trarrebbe profitto sarebbe il nemico". "Nella situazione specifica di Cuba, e visti i piani dell'Impero (gli Usa, ndr.), il mio stato di salute si converte in un segreto di stato che non può essere divulgato costantemente. I miei compatrioti debbono capire questo". "Non posso cadere nel circolo vizioso dei parametri della mia salute che costantemente, durante la giornata, cambiano. Voglio dire che è una situazione stabile, ma una evoluzione reale del mio stato di salute ha bisogno del trascorrere del tempo". "Il massimo che posso dire  è che la situazione si manterrà stabile per molti giorni prima di poter dare un verdetto". "Sono molto grato per tutti i messaggi dei nostri compatrioti e di molte persone nel mondo. Mi rammarico di avere causato tante preoccupazioni agli amici nel mondo. Di morale sto perfettamente bene. L'importante è che nel paese tutto funziona e funzionerà perfettamente bene. Il paese é preparato per la sua difesa con le Forze armate rivoluzionarie e con il popolo". "I nostri compatrioti sapranno tutto al momento dovuto come è successo dopo la mia caduta. Bisogna lottare e lavorare".

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postato da PravdaRedazione alle ore 12:16
lunedì, 26 dicembre 2005

Cuba, l’economia è cresciuta dell’11,8%.
I deputati hanno valutato i risultati del 2005 e le previsioni per il 2006.

 "Cuba conclude il 2005 con una crescita economica dell’11,8%. Questo è stato un anno tra i più fruttiferi per la Rivoluzione , poichè ha segnato l’inizio d’importanti trasformazioni nell’economia, associate a soluzioni reali ai problemi della popolazione e alla creazione di condizioni per consolidare lo sviluppo", ha considerato il vicepresidente del Consiglio dei Ministri José Luis Rodríguez nella sessione di giovedì del Parlamento, presieduta da Fidel. Secondo Fidel "stiamo trovando formule e soluzioni utili non solo per il nostro paese ma anche per altre nazioni e per il mondo intero in generale, dove attualmente l’irrazionalità e lo smodato consumismo, tra gli altri mali, la fanno da padroni, mettendo a rischio l’esistenza stessa dell’umanità". Il Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, che è intervenuto ampiamente in questa prima giornata del sesto periodo di sessioni dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare nella presente legislatura, ha ribadito l’importanza del risparmio come fonte fondamentale per disporre delle risorse materiali e finanziarie necessarie alla nazione. "Per il 2006", ha indicato José Luis Rodríguez, "si prevede un ritmo di crescita del 10%". Rodríguez, che è anche ministro dell’Economia e della Pianificazione, è stato nuovamente l’incaricato di presentare i risultati del 2005 e le prospettive per il prossimo anno. Intanto Georgina Barreiro, ministra delle Finanze e dei Prezzi, ha illustrato lo stato dell’attuazione del bilancio preventivo del presente anno fiscale ed ha difeso il progetto di bilancio preventivo per l’anno prossimo. Numerosi parlamentari e la Commissione sugli Affari Economici si sono pronunciati sui due rapporti. Secondo il presidente della Commissione, Osvaldo Martínez, i risultati economici e sociali del 2005 si potrebbero riassumere nell’esecuzione di circa 700 opere della Battaglia delle Idee e nell’approfondimento della giustizia sociale mediante l’aumento del salario minimo, delle pensioni e delle prestazioni dell’assistenza sociale che hanno beneficiato direttamente 5.111.267 compatrioti. Spiccano anche la rapida messa in pratica di nuove concezioni sullo sviluppo del sistema elettroenergetico, basate sul risparmio e l’efficienza; la campagna di lotta frontale contro la corruzione ed il delitto basata sui valori etici e morali seminati dalla Rivoluzione; la crescita del Prodotto Interno Lordo che, trattandosi di Cuba e rapportato alla nostra realtà, "esprime un vero sviluppo a vantaggio del popolo e non una mera crescita delle transazioni mercantili", ha opinato Martínez. Oggi è continuato l’esame dei lineamenti del Piano economico e sociale e del progetto di Legge del Bilancio dello Stato per il 2006. E’ inoltre previsto che i deputati eleggano i giudici laici del Tribunale Supremo Popolare, per un mandato che durerà fino al 2010. I deputati, prima di iniziare i dibattiti e su proposta del Consiglio di Stato e della presidenza dell’Assemblea Nazionale hanno approvato un messaggio diretto a Evo Morales, nel quale si esprime la profonda allegria con la quale il Governo ed il popolo di Cuba hanno accolto la storica vittoria del popolo boliviano nelle elezioni di domenica scorsa e la proclamazione a maggioranza schiacciante di Evo Morales a Presidente di questa nazione latinoamericana.

 

 

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