All'amministrazione comunale,
Porto turistico. Un'opera utile ?! Dimostratecelo.
Giovani Comunisti Montenero di Bisaccia, circolo "Peppino Impastato"
Essendo un'organizzazione politica giovanile da sempre orientata verso uno sviluppo del turismo eco-sostenibile, sentiamo la necessità di avere dei chiarimenti sul progetto del porto turistico che si dovrà realizzare, nel nostro paese, in località "Costa verde".
La vostra amministrazione, nella campagna elettorale per le comunali, ha ardentemente sostenuto i principi della trasparenza e del dialogo con i cittadini. E noi, da cittadini monteneresi, pretendiamo delle delucidazioni convincenti ed esaustive sull'impatto ambientale dell'opera (in particolare, sul rischio di erosione costiera) e sulla sua reale utilità.
Vorremmo sapere se verra' realizzata un’opera in grado di portare concretamente occupazione, crescita del turismo, entrate maggiori nelle casse comunali, … O se verra' edificata una struttura che avrà un beneficio marginale e che, tra l’altro, rischia anche di perdere importanza in seguito alla "corsa al porticciolo" che sta avvenendo in un numero spropositato di comuni del litorale Pescara-Trigno. Ma affrontiamo la questione soffermandoci su ogni singolo aspetto.
Punto primo, l’impatto ambientale.
Uno studio effettuato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (pubblicato il 08/06/2006) afferma che il 42% delle spiagge italiane, e il 91% delle spiagge molisane, sono soggette ad erosione. Lo stesso studio dice che "in tutte le regioni italiane l’erosione trova le sue cause principali nel deficit sedimentario dovuto alla costruzione di sbarramenti che impediscono l’afflusso al mare, nel dragaggio di sabbia e ghiaia dagli alvei fluviali, e nella costruzione di porti e strutture aggettanti che bloccano il flusso sedimentario lungo la riva". La costruzione di nuovi impianti portuali insomma è uno dei maggiori fattori di erosione costiera. Un altro documento, questa volta della Commissione Europea, definisce ‘high’ (alto) l’impatto erosivo delle infrastrutture portuali. E aggiunge che "fatta eccezione per le autorità portuali, i mutamenti geomorfologici lungo le coste non ricevono l’attenzione che meriterebbero da parte dei promotori dei progetti suscettibili di avere un impatto".
Tuttavia siamo a conoscenza di un incontro, convocato dal sindaco Giuseppe D'Ascenzo e tenutosi alla marina di Montenero, indetto per prevenire proprio il problema dell’erosione nella località 'Costa verde'.
Erano presenti operatori turistici, amministratori comunali, rappresentanti della Direzione opere idrauliche Regione Molise, la Capitaneria di porto di Termoli e l’impresa "Marina sveva".
Riprendendo un articolo del "Quotidiano del Molise", risalente a maggio 2005, possiamo leggere la "diagnosi" allora proposta:
"In tal senso [per fronteggiare l’erosione] i convenuti hanno previsto di ampliare l’arenile dalla foce del Trigno all’ingresso del porto. Un risanamento che vedrà l’uso della sabbia dragata dal bacino del porto, mentre le scogliere frangiflutti, emerse e non, saranno fatte "rifiorire", ossia riportate in condizioni tali da contrastare le onde."
Vorremmo sapere se questa proposta sarà messo in atto e se questo metodo di risanamento potrà risolvere in maniera definitiva (o quasi) il problema. Vorremmo anche delucidazioni tecniche e dettagliate sul metodo stesso, in modo da poterlo esaminare (o farlo fare ad altri) in maniera critica.
Inoltre, a parte il problema dell’erosione, possiamo essere proprio sicuri che, in una spiaggia di dimensioni abbastanza limitate, una struttura che si estende per una superficie complessiva di oltre 90.000 metri quadri (fonte: "Quotidiano del Molise", maggio 2005) sia innocua per l’ambiente? Tale struttura, al posto di migliorare, non potrebbe peggiorare la situazione turistica?
Punto secondo, i benefici.
Limitiamo l’analisi al nostro tratto di costa e a quelli adiacenti.
(Dal dossier "Porti e paradossi" dell’Associazione Porta Nuova Vasto)
"Litorale Pescara-Trigno: in circa 70 chilometri si trovano attualmente in funzione –considerando soltanto gli impianti ad uso della nautica da diporto- 4 porti maggiori, per un totale di 2431 posti barca. 2431 diviso 70 fa 34,72: circa 35 posti barca al chilometro. Una capienza molto al di sopra della media italiana, che è di 14,5 posti barca per chilometro. Ma a metà strada tra i 37 posti barca per chilometro della costa emiliano-romagnola e quelli presenti sulla costa marchigiana, che per chilometro sono 32,6. Numeri grosso modo simili; ma diversa –e quanto!- l’affluenza turistica. Nell’estate del 2004, ad esempio, la riviera emiliano-romagnola ha superato i 39 milioni di presenze; la costa marchigiana gli 11milioni e mezzo; la costa abruzzese 3milioni 351mila. [Non abbiamo cifre sull’affluenza turistica della costa molisana, ma con approssimazione quasi certa possiamo dire che essa è ben distante da quella dellariviera romagnola!E possiamo considerarla, in maniera vaga, in linea con quella abruzzese] Per dare un’idea, è una cifra eguagliata dalle presenze negli alberghi nella sola Rimini nel solo mese di Luglio dello stesso anno.
I nostri amministratori ritengono però evidentemente che i posti barca non siano abbastanza. Sono in corso i lavori di costruzione di due altri porti turistici, entrambi a ridosso della foce del Trigno: il porto turistico di S. Salvo (238 posti barca appena a Nord della foce); e quello di Montenero (400 posti barca appena a Sud), in territorio molisano [i due porti saranno posti a una distanza di circa 200 metri!]. Ultimati questi, la ricettività turistica portuale sfiorerà –nel tratto di costa dal Pescara al Trigno- i 44 posti barca per chilometro.
Ma forse non bastano ancora. I giornali hanno parlato di recente dei progetti di costruzione –promossi dalle rispettive amministrazioni comunali- di altri tre porti turistici: a Francavilla (162 posti barca), a S. Vito (500), infine a Vasto (280). Se tutti questi progetti dovessero essere realizzati arriveremo, nel solo tratto compreso tra il Pescara e il Trigno, ad una capacità ricettiva (contando solo i porti maggiori) di 4011 posti barca, con una media di oltre 57 posti barca per chilometro.
Aggiungiamo, per buona misura, i progetti per la realizzazione dei porti turistici di Rocca S. Giovanni e Casalbordino(perché loro no?): e avremo che, degli 11 comuni sulla costa dal Pescara al Trigno, 10 hanno un porto turistico già realizzato, o in costruzione, o in progettazione (fa eccezione Torino di Sangro). Se questo non è un primato, certo ci si avvicina. "
Possiamo ancora certi che lo sviluppo turistico della nostra comunità passi proprio per la realizzazione di un porto turistico?
Dopo il caso Amir, andato a lieto fine, ci aspetta un'altra lotta.
Foued Cherif, con un regolare permesso di soggiorno, moglie e tre figlie minorenni, sparito in una notte perchè accusato di reati presunti.
IL CENTRO DELLE CULTURE DENUNCIA
Non lasciamo sparire Foued!
Rimandato senza diritto alla difesa in Tunisia, un Paese dove ancora vige la tortura e vengono regolarmente violati i diritti civili.
Lo scorso 4 gennaio la Digos di Milano preleva dal luogo di lavoro il cittadino tunisino Sig. CHERIF FOUED BEN FITOURI, regolarmente in Italia dal 1996.
Dopo essere stato portato alla Questura di Milano, a Foued viene notificato il decreto di espulsione. La notte stessa viene imbarcato per la Tunisia senza possibilità di contattare un avvocato e senza sapere con esattezza i capi di imputazione. Dramma a cui si aggiunge la violenza morale di venire strappato ai propri affetti senza una reale motivazione.
Cherif Foued è incensurato, non è mai stato indagato dall’Autorità Giudiziaria italiana o straniera. La sua unica “colpa” è di essere stato identificato, durante una perquisizione, nell’appartamento di alcuni cittadini tunisini poi indagati per presunte attività terroristiche e comunque assolti dalla Corte di Assise di Milano.
Cherif Foued vive in Italia da oltre dieci anni, qui ha un lavoro ed è sposato con una cittadina italiana. Ha tre bambine, Amira 10 anni, Sara 5 anni e Asia 2 anni, che dipendono dal suo lavoro e dal suo affetto.
Foued è stato espulso in Tunisia illegittimamente, creando un precedente gravissimo per la nostra democrazia e per il principio del diritto alla difesa.
L’espulsione di Foued è illegittima perché:
· non ci sono prove, non è mai stato indagato né in Italia né all’estero;
· non ha goduto del diritto di difesa;
· esiste un divieto di espatrio verso Paesi ove chi viene espulso potrebbe essere soggetto a pene illegali e comunque ove non gode dei diritti civili. La Tunisia, secondo il rapporto di Amnesty International del 2006 non garantisce i diritti e pratica la tortura. Il nostro Paese aderisce a patti comunitari, europei e internazionali, che garantiscono la difesa di tali diritti.
Il coordinamento nazionale del Centro delle Culture si è fatto promotore della vicenda di Foued non solo per il lungo trascorso di collaborazione con lui sui temi del dialogo e dell'integrazione fra le culture, ma anche perchè tale vicenda è un esempio eclatante del crescente clima di criminalizzazione a cui è sottoposto il mondo islamico.
Considerare l'Islam quale sinonimo di fondamentalismo religioso è la causa prima del fenomeno terroristico. Tale visione porta il governo del nostro Paese, e di gran parte del mondo occidentale, a trattare i concittadini islamici come potenziali nemici da eliminare e non come esseri umani con diritti da rispettare.
CHIEDIAMO che il governo italiano si faccia carico:
· dell’incolumità della vita di Foued Cherif;
· di riportare immediatamente Foued Cherif in Italia, dalla sua famiglia;
· dei danni economici e morali causati a Foued e alla sua famiglia.
CHIEDIAMO a deputati e ai senatori che si facciano promotori di un’interrogazione parlamentare affinché si faccia chiarezza su quanto è successo.
Approfondimenti e dettagli su www.centrodelleculture.org/press:
Relazione dell’avv. Clementi
Rapporto 2006 sulla Tunisia di Amnesty International
La posizione del Centro delle Culture
Articolo: Non facciamo sparire Foued
PER CONTATTI:
Responsabile stampa e diffusione
Carlo Giudicepietro
Cellulare: 334.7274379
stampa@centrodelleculture.org
www.centrodelleculture.org
Appello per il ritiro dei soldati italiani dall'Afghanistan
(Per sottoscriverlo, clicca qui)
In Afghanistan è in corso dal settembre 2001 una guerra di aggressione , avviata con la legittimazione della vaghissima risoluzione ONU 1.368 e poi dall’ agosto del 2003 condotta dalla Nato .
Una guerra di fatto volta al controllo strategico e allo sfruttamento delle risorse economiche dell’ area e contraria dall’ inizio alla legalità internazionale , alla quale il Governo Italiano ha aderito violando l’ articolo 11 della Costituzione Italiana .Una scelta che è stata decisa per mera subordinazione e viene sostenuta per "non essere esclusi dal governo del mondo" . Come si legge dal sito della difesa del Governo Italiano alla voce "Sviluppo dell’operazione" troviamo esplicitato il vero significato di questa guerra : "l’operazione militare è parte della guerra globale che impegna la grande coalizione nella lotta contro il terrorismo, denominata ’global War against Terrorism’ . La guerra include, per definizione, la distruzione di vite umane e l’accettazione della soppressione dei propri simili come "mezzo di risoluzione delle controversie". Dalla fine del 2001 ad oggi , la guerra in Afghanistan ha causato più di 50.000 vittime.
Questa ci pare una semplice descrizione dello stato di cose: una constatazione, non un’interpretazione. La "guerra al terrorismo" è una realtà insensata poiché si traduce in aggressione armata ad un paese . L’idea d’ instaurare con le armi democrazia e diritti, ha esibito nei fatti il suo fallimento. Anche per chi non la "ripudia", anche per chi la sostiene, la guerra in Afghanistan non riesce a enunciare propri obiettivi condivisibili, realistici, raggiungibili. Né la guerra al terrorismo, né la condizione dei diritti delle donne Afgane , né la lotta al narco-traffico, hanno prodotto dei risultati apprezzabili, anzi assistiamo oggi sotto il governo dell’ Alleanza del Nord , sostenuto dagli Usa , ad un forte peggioramento sia della sicurezza del paese, in mano ormai ai terribili signori della guerra,sia delle condizioni delle donne Afgane, prive di libertà come al tempo del regime Talebano, sia all’ aumento dei traffici illeciti di droga .
L’Italia potrebbe realisticamente essere un soggetto attivo di politica internazionale connotato da una volontà incondizionata di pace, da un assoluto ripudio della guerra .
Confermando la partecipazione alla guerra in Afghanistan, il governo Prodi rinuncia a costruire questa identità per sottomettersi e conformarsi a scelte già risultate devastanti. La disponibilità alla guerra non è "un" tema paragonabile ad altri, ma definisce in maniera essenziale e decisiva la natura culturale fondante dei soggetti politici che compongono il Governo attuale , il quale ha varato una finanziaria che stanzia 1 miliardo e 700 milioni di euro in sostegno alle spese militari.
Il movimento per la pace - e dunque contro la guerra - non ha "governi amici" a priori. Deve in ogni caso sottrarsi a "comprensioni" o "crediti di fiducia".
Il nostro più netto rifiuto degli orientamenti governativi sull’Afghanistan non esprime soltanto coerenza nelle convinzioni. Include una richiesta e una proposta: il ritiro delle nostre truppe dal fronte di guerra e l’assunzione da parte del nostro Paese di un ruolo internazionale di forte discontinuità con la precedente gestione di centrodestra, nel tentativo di porre rimedio agli immani disastri compiuti dalla missione militare.
I primi firmatari :
Marco Sodi, Tiziano Cardosi , Doretta Cocchi , Nella Ginatempo , Gigi Ontanetti , Letizia Santoni , Leonard Shaefer , Mirco Tomasi .
Ha aderito all’appello Padre Alex Zanotelli
Medici Senza Frontiere lancia una raccolta di firme per chiedere alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano. Se vincerà la multinazionale milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.
La causa intentata dalla multinazionale farmaceutica Novartis contro la legge Indiana sui brevetti potrebbe ostacolare l’accesso ai farmaci per i Paesi più poveri. La denuncia arriva dall’organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere che chiede alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano.
L’India è una delle principali fonti di farmaci generici a prezzi accessibili, incluse molte versioni economiche di medicine contro l’Aids. Questa fiorente produzione di farmaci economici e di qualità è stata possibile perché – fino al 2005 – l’India non riconosceva brevetti sui medicinali. Più della metà dei medicinali utilizzati per curare l’Aids nei Paesi più poveri sono prodotti in India. Anche MSF usa i farmaci indiani per trattare l’80% dei suoi 80mila pazienti sieropositivi.
“Per estendere a più persone possibile i programmi di lotta all’Aids dipendiamo interamente dalla disponibilità di farmaci economici e di qualità prodotti in India – ha detto Christophe Fournier, presidente internazionale di MSF – Non possiamo permettere che questa fonte essenziale di farmaci generici si esaurisca”.
La Novartis non è nuova a questo genere di azioni: già nel 1999 insieme ad altre 38 multinazionali farmaceutiche aveva citato in giudizio il Governo del Sudafrica, allora guidato da Nelson Mandela, per costringerlo a ritirare il “Medicine Act”, una legge che consentiva la produzione in loco di farmaci contro l’Aids a prezzi più contenuti rispetto a quelli praticati dalle multinazionali. Le proteste dell’opinione pubblica di tutto il mondo allora costrinsero le 39 Big Pharma a ritirarsi dal processo nel 2001.
“Sembra di essere tornati indietro di cinque anni: non avremmo mai pensato di dover assistere di nuovo ai tentativi di un’industria farmaceutica di opporsi al diritto dei malati dei Paesi più poveri di ricevere farmaci essenziali a prezzi sostenibili”, ha detto Gianfranco De Maio, direttore di MSF-Italia.
A partire dal 2005 l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha imposto all’India di concedere i brevetti sui farmaci. Fortunatamente il Governo e il Parlamento indiani hanno approvato una legge molto attenta all’equilibrio tra protezione della proprietà intellettuale e diritti dei pazienti. In particolare la legge indiana stabilisce che i brevetti siano concessi solo per i farmaci veramente innovativi. In questo modo si previene una pratica molto diffusa tra le industrie farmaceutiche che tendono a chiedere brevetti anche per i miglioramenti insignificanti apportati sulle molecole già note e già in commercio. In questo modo le multinazionali ottengono spesso un prolungamento del brevetto e del conseguente monopolio sulla produzione di quel determinato principio attivo. I farmaci prodotti in regime di monopolio hanno prezzi enormemente più elevati rispetto a quelli per i quali esistono più produttori in regime di concorrenza.
Se Novartis vincerà la causa, le industrie potranno brevettare i farmaci essenziali più facilmente: si bloccherà la produzione di generici che ha fin qui garantito un sensibile abbassamento dei prezzi.
Mantenere attiva la produzione di generici in India è di importanza vitale per i programmi di lotta all’Aids. Le persone già in cura, infatti, inevitabilmente svilupperanno delle resistenze alle terapie e avranno bisogno di poter accedere a farmaci di nuova generazione. Per molti di questi medicinali sono state avanzate richieste di brevetto in India. Se i brevetti saranno concessi i farmaci avranno prezzi inaccessibili per gran parte dei malati.
“Per le persone che come me vivono con l’HIV, la vittoria della Novartis vorrebbe dire tornare indietro ai tempi in cui non potevamo permetterci le cure – ha detto Loon Gangte, del network indiano dei pazienti con HIV/AIDS - . La concorrenza dei generici è stata l’unico fattore capace di abbassare i prezzi dei farmaci anti-Aids di prima generazione rendendoli accessibili alle persone e ai servizi sanitari dei Paesi poveri”.
MSF ha lanciato oggi una raccolta di firme a livello internazionale per fare pressione sulla Novartis affinché rinunci alla causa.
“Chiediamo a tutte le persone in ogni parte del mondo di unirsi a noi nel chiedere all’amministratore della Novartis, Daniel Vasella di bloccare immediatamente l’azione legale contro il Governo Indiano”, conclude Gianfranco De Maio.
FIRMA LA PETIZIONE http://www.msf.org/petition_india/italy.html