postato da PravdaRedazione alle ore 20:23
giovedì, 31 agosto 2006

I pacifisti e la missione in Libano

Qualche giorno fa il movimento politico culturale ‘Progetto Molise’ ha emesso un comunicato pieno di demagogie comico-parodiche sulla partecipazione dell’Italia alla Forza Internazionale di Interposizione in Libano. Dove sono finiti i pacifisti di sinistra? Quelli che si sono opposti alla “missione di pace” in Iraq perché non si oppongono anche alla missione in Libano? Questo chiede nell’appello il Laboratorio Molise. E noi rispondiamo. La differenza è sostanziale. Che al governo ci sia il centrosinistra e non il centrodestra conta meno che niente. Il popolo dei pacifisti, che ha vinto la sua battaglia ottenendo il ritiro dei propri mercenari da una guerra preventiva mascherata da una missione di pace, ha visto con i propri occhi le immagini che testimoniamo le stragi dell’esercito israeliano. I bambini di Qana sono stati bruciati vivi; è tutto vero. Qualcuno ricorda perché fu scoppiata la guerra in Iraq? Si parlava di armi chimiche. Bene. Le hanno trovate? Le uniche armi chimiche che si sono viste sono state quelle usate dagli americani contro i civili iracheni nella strage di Falluja. Ormai lo sanno anche i bambini che l’oro nero era l’unico obiettivo della guerra. Ma torniamo al conflitto in Libano, riprendendo anche alcuni punti dell’appello lanciato dalla rete Lilliput. Sembra essersi formato un consenso unanime riguardo la partecipazione dell’Italia alla Forza Internazionale di Interposizione in Libano. E’ fuori dubbio che per far cessare la spirale di violenza che sempre più insanguina il Medioriente e si estende pericolosamente al resto del mondo, sia necessario un impegno attivo della comunità internazionale, sotto la guida dell’Onu. L’esito di un tale impegno dipende in modo determinante dalle condizioni in cui verrà attuato e condotto. Venendo alla costituzione di una Forza Internazionale di Interposizione è evidente che non possono aderire paesi che non siano equidistanti tra i due stati belligeranti. L’Italia ha stipulato lo scorso anno un importante Accordo di Cooperazione Militare con Israele, che invalida in maniera sostanziale la nostra equidistanza. Come minimo, il Diritto Internazionale, impone l’anticipata sospensione di tale Accordo. È il caso di ricordare anche che Israele ha partecipato, in Sardegna, a manovre militari della Nato, nelle quali si sono addestrati militari israeliani, impegnati poi nel conflitto in Libano. Da queste circostanze discende un’altra condizione: è necessario che  il comando di questa Forza di Interposizione rimanga strettamente sotto il comando dell’Onu e non possa mai essere trasferita alla Nato. È di non secondaria importanza, inoltre, che le spese della missione rientrino nel bilancio del Ministero della Difesa per le missioni militari italiane all’estero. Queste sono condizioni irrinunciabili per la partecipazione del nostro paese. Rimangono però altre riserve. Appare singolare e tutt’altro che neutrale il fatto che una Forza Internazionale di Interposizione venga schierata sul territorio di uno dei due Paesi belligeranti, quello attaccato, e non sul loro confine. Deve essere chiaro pertanto che, finché tale forza opererà in territorio libanese, deve essere soggetta alla sovranità libanese, e che non potrà in alcun modo essere incaricata del disarmo né dello scioglimento di Hezbollah. Riteniamo giusto richiedere, come già ha affermato il compagno Italo Di Sabato, che il contingente militare sia affiancato da un congruo numero di volontari disarmati. Deve infine risultare estremamente chiaro che questa Forza di Interposizione non potrà mai, e in alcun modo, essere coinvolta in una estensione del conflitto. Così come deve essere escluso un suo impiego per proteggere le ditte italiane che si lanceranno nel lucroso business della ricostruzione del Libano. Chiediamo che su queste questioni fondamentali vengano prese ufficialmente decisioni trasparenti ed esplicite, e si esigano le dovute garanzie a livello internazionale.

Permalink commenti (9)

categoria :

postato da PravdaRedazione alle ore 16:08
domenica, 27 agosto 2006

L’antipati©o

 

Da adesso è definitivamente chiusa la prima fase del torneo. Lo scontro più votato è stato quello tra Maria De Filippi ed Emilio Fede che ha visto l’antipaticissima conduttrice trionfare nettamente sul giornalista-cameriere di Arcore. Lo scontro meno votato è stato quello tra Costanzo e Giordano, con soli 11 votanti(14 in meno dello scontro De Filippi-Fede).  Il match più appassionante quello tra Letizia Moratti e Paolo Di Canio. L’ex ministro è riuscita a vincere sul filo del rasoio ed in zona cesarini dopo un appassionante testa a testa. Il più “simpatico” è risultato Maurizio Costanzo. 

 

Maria De Filippi 16 – Emilio Fede 9 - Votanti: 25

 

Roberto Calderoni 9 – Costantino Vitagliano 5 - Votanti: 14

 

Mario Giordano 7 – Maurizio Costanzo 4 - Votanti 11

 

Letizia Moratti 8 – Paolo Di Canio 7 - Votanti 15

Passano al prossimo turno:

Maria De Filippi

Mario Giordano

Roberto Calderoli

Letizia Moratti

Permalink commenti (1)

categoria : iniziative, tv spazzatura

postato da PravdaRedazione alle ore 20:25
venerdì, 18 agosto 2006

L’Antipati©o

 

Sara’ dura. Sara’ una lotta che si protrarrà fino agli ultimi stenti. Ma alla fine, solo uno, risultera’ L’Antipati©o. Vince chi riesce a vincere tutti gli scontri ad eliminazione diretta. Gente, divertitevi a votare e a fare neri questi viscidi personaggi che ci rendono sempre un po’ piu’ sgradevole la vita di ogni giorno. Votate, chi, secondo voi, e’ il piu’ Antipati©o!

Girone A:

Maria De Filippi vs Emilio Fede

 

Girone B:

Costantino Vitagliano vs Roberto Calderoli

Girone C:

Paolo Di Canio vs Letizia Moratti

 

Girone D:

Maurizio Costanzo vs Mario Giordano

La prima fase può considerarsi conclusa il 31 Agosto. 

Permalink commenti (2)
categoria :

postato da officina86 alle ore 00:28
venerdì, 18 agosto 2006

Ciao Angelo, ucciso per un'utopia: la pace

La bara di Angelo Frammartino - 15 agosto 2006 - foto Ansa - 220x132

«Anche attraverso l'esempio di questo ragazzo, l'utopia della pace si conferma l'unica politica concreta possibile». È commosso Fausto Bertinotti mentre lascia la chiesa di Monterotondo, il paese in provincia di Roma dove viveva Angelo Frammartino.

<B>Italiano ucciso, è caccia all'aggressore<br>L'ultima email è un inno all'amore</B>

Angelo Frammartino (la foto dal sito di Repubblica) aveva 24 anni. Era un Giovane Comunista di Monterotondo, un comune alle porte di Roma. Era da dieci giorni in quel teatro di guerra che è la Palestina, a portare il proprio contributo al centro Burj Al Luq Luq, Torre del Fenicottero, un campo di lavoro coordinato da Arci e Cgil, situato all'interno delle mura della città vecchia di Gerusalemme, nel quartiere arabo, abitato da famiglie povere e minoranze etniche, che porta avanti da anni progetti di recupero scolastico con i bambini del quartiere. E' stato accoltellato a Gerusalemme proprio da un Palestinese, forse per la birra che stava sorseggiando, "proibita" dalla religione musulmana. L'ultima mail, inviata ai suoi compagni del circolo di Rifondazione, finiva così :

Bisogna imparare ad amare daccapo,
a tornare ad amare, ogni giorno.

Permalink commenti (5)
categoria : no alla guerra