postato da PravdaRedazione alle ore 18:29
giovedì, 30 marzo 2006

Mandiamo a casa i postfascisti e chi li sostiene...

Alì voleva fare il musicista, a Casablanca aveva fama di virtuoso, Bach e Beethoven conosceva così bene, che meditava di vivere in Berlino, ma appena lì trovò due tipi molto strani, senza capelli ed un randello nelle mani... (Folkabbestia)

Cala la notte e messe a posto le cartelle reggono i calzoni con due comode bretelle rasano la testa l’anfibio bene in mostra coltello nella tasca e incomincia poi la giostra Drogato negro, frocio comunista pervertito terrone punk’ a bestia sadomaso travestito è inutile nasconderti sarai individuato e nel cuore della notte sarai sprangato 20 a 1 è la tua forza fascio infame ti nascondi ed alle spalle mi colpisci con le lame non ti fai vedere in faccia non serve a niente con la tua puzza di merda ti distinguo tra la gente.. (99 Posse)

.

finalmente

Permalink commenti (11)

categoria :

postato da PravdaRedazione alle ore 19:21
mercoledì, 29 marzo 2006

Francia in rivolta, tre milioni in corteo.

Villepin isolato sceglie lo scontro.

da Liberazione, Francesco Giorgini

E’ pienamente riuscita ogni oltre aspettativa la giornata di mobilitazione nazionale contro il Contratto di prima assunzione (Cpe). Milioni di persone hanno sfilato pacificamente in decine di città francesi per mandare un segnale chiaro al governo: ritirare la legge o la rivolta continuerà. Ai margini dei cortei ci sono stati alcuni disordini, i più gravi a Parigi dove la polizia ha fermato almeno 150 persone.  Ma le violenze non hanno oscurato l’ampiezza della mobilitazione sindacale e studentesca, ritenuta cruciale per il futuro del movimento di contestazione del “contrat de première embauche”, che due francesi su tre rifiutano. Il principale sindacato, la Cgt, ha parlato di una partecipazione raddoppiata rispetto ai cortei del 18 marzo scorso. «E’ un maremoto» esulta il leader degli studenti Bruno Julliard. «E’ impensabile che il primo ministro resti fermo sulla sua posizione», gli fa eco il capo della Cgt, Bernard Thibault. Le manifestazioni sono state sostenute dagli scioperi che hanno paralizzato in particolare le scuole, le stazioni ferroviarie, causato l’annullamento di decine di voli e disturbato i trasporti pubblici in oltre 70 città. Si va delineando intanto lo scontro politico fra il premier de Villepin e il ministro degli interni Sarkozy. Quest’ultimo ha chiesto di sospendere «l’applicazione» del Cpe, ma Villepin ha ribadito che non intende «in alcun modo» ritirare il provvedimento.

Permalink commenti

categoria : manifestazioni

postato da PravdaRedazione alle ore 12:52
domenica, 26 marzo 2006

Non vedo, non parlo, non sento...
.
La scorsa settimana Splinder ha censurato il blog "Irpinia libera". Oggi è stato censurato il blog "Barcollando". Forse (scrivo forse perchè al proprietario non è arrivata neanche una mail con delle spiegazioni) perchè è stata offesa la memoria di F.Quattrocchi e si sono poste alcune riflessioni sul fatto di dedicargli o meno una strada. Denunciamo questa vicenda sui nostri blog, in modo tale che tutti sappiano ciò che è accaduto.
 (ho appreso la notizia da www.rivoluzionarisospiri.splinder.com)
.
blog
 
barcollando
 
A proposito di Quattrocchi...
.

Fabrizio Quattrocchi, l'italiano ucciso il 14 aprile dello scorso anno a Baghdad, era un agente contractor impegnato a tempo pieno nella "lotta contro il terrorismo" insieme ad altre persone che sarebbero poi entrate nel Dssa, la "polizia parallela" su cui a maggio del 2005 la magistratura ha aperto un'inchiesta arrestandone il capo, Gaetano Saya, ma su cui è sceso un velo di silenzio dopo che il sig. Saya, interrogato dai magistrati ha invocato "il segreto NATO". Non ci vengano a dire che Quattrocchi era un eroe nè che merita una strada. Era uno degli "uomini neri" che hanno scritto le pagine più scure della storia recente del nostro paese.

.

4occhi

Mai più censura!

Permalink commenti (9)
categoria : iniziative, censura

postato da PravdaRedazione alle ore 07:54
venerdì, 24 marzo 2006

L’Italia cambia davvero.
Una riflessione di Fausto Bertinotti sul programma dell’Unione e sulla concreta possibilità di cambiare il nostro paese realmente. Con l’aiuto di tutt*.

Più si avvicinano i giorni e più avvertiamo l’importanza della scadenza elettorale. Siamo di fronte ad un bivio. La data del 9 aprile per noi segna lo spartiacque tra la possibilità di aprire un nuovo ciclo politico riformatore e la sciagurata eventualità di dover continuare con le politiche neoliberiste e di destra già incarnate da cinque anni di disastroso governo Berlusconi. Abbiamo davanti un appuntamento che ci “obbliga” ad essere presenti, protagonisti, militanti e di sinistra. Un appuntamento che deve vedere ciascuno di noi impegnato a riportare la politica alla sua dimensione autentica, tra la gente, al servizio dei cittadini, al fianco delle associazioni e delle persone che si battono per un mondo più giusto, per il riconoscimento dei diritti, per la pace, per l’ambiente, per la tutela dei beni comuni, per una maggiore giustizia sociale.

Stiamo vivendo una campagna elettorale difficile e lunga oltre misura, la cui agenda viene dettata da Berlusconi, dal suo linguaggio, dalle sue modalità, dalle sue aggressioni verbali oggi alla magistratura, domani alla sinistra e ai comunisti. In questo scenario “impazzito”, anche noi dobbiamo domandarci: che cosa fare? Come inserirci nei meccanismi del ping pong informativo che vuole troppi esponenti delle due coalizioni replicarsi l’un l’altro con battute avvelenate, ma sempre tenendosi ben lontani dal descrivere i drammi quotidiani che vivono i cittadini? Ecco, io penso che Rifondazione comunista possa giocare la classica mossa del cavallo, possa riuscire ad argomentare con efficacia senza cadere nella trappola della provocazione. Un esempio? Presto detto. A Berlusconi che attacca, dicendo “tu sei troppo grasso”, mai rispondere “tu invece sei troppo basso”, piuttosto replicare sorprendendo, ed introdurre nel dibattito i temi del lavoro, della precarietà che questo governo ha tanto alimentato, dell’articolo 11 della Costituzione palesemente violato, del fatto che quando l’Unione andrà al governo ritirerà immediatamente le truppe italiane dall’Iraq, della distribuzione del reddito, dell’abolizione dell’Ici sulla casa di abitazione, di una lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva. Queste argomentazioni non ci devono sfuggire proprio perché intercettano i bisogni e gli stati d’animo della gente. Perché descrivono il paese reale. Oggi in questo paese c’è molto bisogno di sinistra se vogliamo che cambi davvero. Cinque anni di politiche di centro destra hanno determinato condizioni di grande precarietà nel mondo del lavoro, hanno mortificato le tipicità nazionali, hanno distrutto la competitività del paese, hanno allargato la fascia di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, hanno introdotto nella quotidianità meccanismi di selezione tra i cittadini basati esclusivamente sul censo. Potremmo andare avanti ancora a lungo, ma serve davvero quando nelle strade di ogni città è sensazione comune che le politiche neoliberiste di questo governo hanno fallito completamente? Allora, prendiamo per buona l’aria che si respira nel paese, confidiamo nel fatto che il 9 aprile si volti veramente pagina e concentriamoci sul che fare. Parliamo di noi e cominciamo a valorizzare il fatto che le nostre liste - Rifondazione comunista-Sinistra europea - sono aperte alla presenza di “esterni”, persone che pur non essendo iscritte al Prc, aderiscono a questa grande idea di cambiare il mondo e riformare la politica attraverso l’avvicinamento proprio al Prc e alle sue linee ispiratrici: dalla scelta della non violenza all’apertura ai movimenti, alle associazioni, al sindacato, alla cittadinanza attiva. E per questo nasce la sezione italiana della Sinistra europea, insieme di culture, impegni, protagonismi, esperienze, laboratori, che credono insieme a Rifondazione comunista che un altro mondo possibile si possa e si debba raggiungere uscendo dalle rigidità delle formule politiche e delle decisioni prese dalle segreterie di partito nel chiuso di una stanza.  Noi crediamo che quanto scritto nel programma dell’Unione non soltanto costituisca un buon testo, ma che sia anche di sinistra. Non voglio dire troppo di sinistra, come ha tentato di affermare qualche esponente politico, ma di sinistra certamente. Si poteva fare di più? Intanto partiamo da quello che si è fatto e impegniamoci perché trovi riscontro nella realtà. A me piacerebbe sfidare qualsiasi persona di sinistra a trovare in una coalizione un testo più avanzato del programma dell’Unione. Qualcuno dice che le leggi 30 e Moratti non vengono cancellate, e io rispondo invece che vengono completamente smantellate, che di fatto non esisteranno più. Sul ritiro delle truppe italiane dall’Iraq ho già detto, sarà immediato. In tema di migrazione, ma anche di beni comuni, di politiche fiscali vengono registrati avanzamenti incredibili, dovuti anche al ruolo giocato da Rifondazione comunista in tutti i tavoli del programma dell’Unione. Con il nostro impegno costante e la nostra attenzione, abbiamo spostato a sinistra l’asse dell’Unione e così ci presentiamo alla sfida con quelle forze che invece puntano al centro. Avanziamo argomentazioni di sinistra perché pensiamo che si possa cambiare soltanto con una svolta di governo riformatrice e quindi di sinistra. E i pacs? E’ vero, qui è stato raggiunto un compromesso, si sarebbe potuto fare di più, ma sarebbe potuto saltare anche tutto all’aria e questa sarebbe stata una sconfitta per tutte e tutti. Non ci piace infatti sederci ai tavoli per portare a casa una vittoria squisitamente personale e piantare bandierine. Ci sediamo per imprimere un nuovo passo alla politica ed essere riusciti ad aprire un varco alla questione dei pacs, averla riportata all’attualità, ci sembra comunque un buon risultato. Un compromesso da cui iniziare a discutere e ottenere ulteriori avanzamenti. Che senso avrebbe avuto rompere la trattativa e tornare a casa con un pugno di mosche? E per ultimo, sarà pure significativo che nel programma dell’Unione c’è, una volta al governo, la creazione di una commissione che faccia finalmente luce sui fatti di Genova! Ecco che cosa vuol dire Rifondazione nell’Unione: connessione con i movimenti, rapporto con il territorio, attenzione al conflitto sociale, ascolto del sindacato, partecipazione. Oggi, se c’è una questione che la politica deve valorizzare, questa è la partecipazione e la democrazia. Così come abbiamo sottolineato l’importanza del passaggio delle primarie, appuntamento straordinario che ha chiamato milioni di persone ad essere partecipi di un nuovo protagonismo sociale e politico, tanto più ora riteniamo che la partecipazione e la democrazia possano costituire una nuova pagina nella storia di questo paese. E che soltanto con la partecipazione e la democrazia si possano risolvere nodi cruciali. Pensiamo alla tav in Val di Susa e al buco insensato e pericolosissimo di 55 km sotto la montagna: chi meglio e con più competenze della popolazione locale, esposta direttamente a forti rischi, può decidere su quel buco? Ecco che cosa sono democrazia e partecipazione. Prima di chiudere, però, un’ultima importante considerazione. In un paese che vuole ritrovare dignità politica, non c’è svolta senza il riconoscimento dell’autonomia dei movimenti, delle associazioni, dei sindacati, della cittadinanza attiva. La dico diversamente: nessuno pensi che possa esistere un governo “amico” che metta il “bavaglio” al protagonismo sociale. Né il protagonismo sociale deve “reprimersi” pensando di essere di fronte ad un governo “amico”. Un governo di sinistra deve saper intercettare le istanze della società e dare a loro una risposta, ma deve anche interloquire con le critiche, le manifestazioni, gli scioperi. Perché dove c’è conflitto c’è anche ricchezza. Per tutte queste ragioni che ho esposto un po’ sommariamente e che possono trovare riscontro e lustro nell’impegno dei tanti militanti che ogni giorno dedicano una parte importante del loro tempo alla passione politica, il voto alla lista di Rifondazione comunista-Sinistra europea (attenzione, bisogna soltanto mettere una croce sul simbolo, senza scrivere alcun nome) diventa indispensabile per fare rivivere un nuovo protagonismo di sinistra e alimentare speranze di cambiamento autentico.

Fausto Bertinotti

Permalink commenti (12)
categoria :