Silvio, ti manca solo la televendita...

Il leader dell’Unione Romano Prodi si concede una battuta negli studi di La7: <<Berlusconi? Mi aspetto che vada anche a fare delle telepromozioni. Forse lo vedremo anche a vendere tappeti>>. Difficile mettere limiti alle capacità di un venditore nato come sua maestà Il Presidente del Consiglio. Non solo Porta a Porta e Costanzo insomma. Prodi -in una delle sue rare apparizioni televisive- non lesina sarcasmo per condannare l’ingordigia mediatica dell’onnipresente premier e rilancia la sua strategia: apparizioni televisive solo quando serve. Inoltre critica duramente le ultime leggi approvate in parlamento: <<siamo passati dalle leggi ad personam alle leggi ad partitum>>. Una dopo l’altra: per
Quattrocchi eroe? No, contractor, anzi, "gladiatore".
Editoriale di Radio Città Aperta
Fabrizio Quattrocchi, l'italiano ucciso il 14 aprile dello scorso anno a Baghdad, era un agente contractor impegnato a tempo pieno nella "lotta contro il terrorismo" insieme ad altre persone che sarebbero poi entrate nel Dssa, la "polizia parallela" su cui a maggio del 2005 la magistratura ha aperto un'inchiesta arrestandone il capo, Gaetano Saya, ma su cui è sceso un velo di silenzio dopo che il sig. Saya, interrogato dai magistrati ha invocato "il segreto NATO". Questo è quanto rivelava News Settimanale a maggio.
Quattrocchi alloggiava all'Hotel Rashid di Bagdad, una sorta di quartier generale americano, utilizzava armi convenzionali e si esercitava al tiro tutti i giorni. Lo dimostrerebbero le immagini che News ha pubblicato in esclusiva tratte da un filmato inedito di quasi un'ora. Nel filmato si raccontano gli ultimi giorni di vita di Fabrizio Quattrocchi. Si vede il contractor genovese che gira per Baghdad in macchina indicando obiettivi sensibili come il ministero degli Esteri, il palazzo di Saddam Hussein, la stazione. È ripreso in volto anche l'autista irakeno: colui il quale, secondo gli investigatori italiani - sottolinea una nota del settimanale - potrebbe aver consegnato Quattrocchi, Agliana, Cupertino e Stefio ai sequestratori. Quattrocchi è poi ripreso in albergo, nella sua stanza, seduto sul letto vicino al suo fucile, un Fal
Dal sito ufficiale del Partito Marxista-Leninista Italiano:
“Dietro l'attacco a Stalin, in realtà si è sempre nascosto l'attacco a tutta l'ideologia del proletariato rivoluzionario, alla Rivoluzione d'Ottobre, alle guerre rivoluzionarie e di liberazione, insomma all'essenza stessa del comunismo.”
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Non so che dire, cosa pensare, come commentare. Ci sono limiti in cui bisogna trattenersi, bisogna saper distinguere la realtà dalla menzogna, la verità dalle corbellerie. Leggendo quest’articolo sono rimasto perplesso e mi sono sentito ancora più incazzato. Sono un comunista, fiero e orgoglioso. Rifondazione è il mio partito. Stalin era un assassino e i compagni del PMLI sono solo una massa di dementi.
Ecco l’articolo:
Nasce "Sinistra europea'' e Rifondazione trotzkista si rifonda a destra.
Il 10 gennaio
Un partito che non solo rompe con lo "stalinismo'', ma anche con Lenin e quindi con tutto il pensiero e l'opera di questo grande maestro del proletariato come l'analisi dell'imperialismo, la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato, la concezione bolscevica del partito. Dietro l'attacco a Stalin, in realtà si è sempre nascosto l'attacco a tutta l'ideologia del proletariato rivoluzionario, alla Rivoluzione d'Ottobre, alle guerre rivoluzionarie e di liberazione, insomma all'essenza stessa del comunismo.
Il richiamo a Marx non significa nulla, dal momento che tale linea e strategia negano i principi fondamentali espressi da Marx ed Engels nel "Manifesto del Partito comunista'' e nelle loro opere successive. Anche Saragat, che pure stava a destra di Nenni e di Craxi, compì nel 1947 la scissione a destra del PSI (dando vita al PSLI, poi PSDI) proprio in nome di Marx e dell'anticomunismo.
Il PMLI non può occultare la storia:
anche lo stalinismo fu un regime disumano

Noi comunisti sappiamo che nello stalinismo c’è stata una trasformazione da una dittatura del proletariato, a una dittatura sul proletariato. Non possiamo dissimulare la storia, non dobbiamo nascondere la verità, come sta facendo in questi anni il PMLI. Noi di Rifondazione dobbiamo essere fieri del nostro partito, che è stato in grado di riconoscere e di condannare come punto buio del comunismo la feroce dittatura stalinista.
Il partito, alle parole, ha fatto naturalmente seguire i fatti:
dallo Statuto del Partito della Rifondazione Comunista, approvato dal VI congresso(3-6 marzo 2005):
[…] Il partito della Rifondazione Comunista rigetta così ogni concezione autoritaria e burocratica, stalinista o d’altra matrice, del socialismo e ogni concezione e ogni pratica di relazioni od organizzativa interna al partito di stampo gerarchico e plebiscitario. E’ consapevole dell’autonomia e della consapevole dell’autonomia e della politicità degli organismi e delle associazioni della sinistra alternativa e dei movimenti anticapitalistici: con i quali quindi collabora e si confronta alla pari ed ai quali partecipano i propri militanti in modalità democratica e non settaria.