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sabato, 31 dicembre 2005

Migranti di via Lecco: un po’ di moralismo non fa male alla politica

di Piero Sansonetti, direttore di Liberazione.

Trascrivo integralmente le poche righe di una lettera pubblicata ieri dal giornale Libero. E’ intitolata: Occupazioni abusive e impotenza”. Tralascio la firma, che sicuramente è di un onesto cittadino, il quale probabilmente non si rende ben conto di quel che scrive, e non è giusto esporlo all’indignazione della gente assennata. Ecco la lettera. “Milano: somali, eritrei, etiopici prima occupano uno stabile, ora la strada. Cosa vogliono? Le villette? Perché non viene usato un idrante per farli sgomberare? Gli italiani in strada e loro nelle case a carico nostro? Avanti, tanto c’è Bertinotti che li difende”. Segue firma. A cosa si riferisce questo lettore di Libero? Alla vicenda dei profughi - alcune centinaia, diverse famiglie, molti bambini - che vivevano sistemati alla meno peggio in un palazzo di via Lecco, a Milano, e che sono stati sfrattati e buttati in mezzo alla strada, al gelo, il giorno dopo natale. giornali e le Tv ne hanno parlato poco di questa storia tremenda. I profughi erano tutti rifugiati politici regolari, la loro condizione era stata riconosciuta dalle autorità italiane - che in genere concedono il diritto di asilo con enorme parsimonia - ma questo non è servito loro a niente. L’idea è: ti do il diritto all’asilo non puoi pretendere che dia a te e ai tuoi bambini anche il diritto a sopravvivere.

* * *

Come si può commentare la lettera Libero? D’istinto viene da chiedersi: ma come è possibile che una persona normale, probabilmente sana di mente, che ha quasi certamente una sua vita regolare, forse un buon lavoro, forse una famiglia, amici, relazioni sociali, magari persino qualche idea, come è possibile che di fronte ad alcune centinaia di persone disperate, senza casa, infreddolite, affamate, sfuggite per miracolo a guerre e carestie e finite a cercare di salvare la pelle in una città italiana, di fronte a tutto questo, ai bambini che tremano per strada, pensi (e scriva) senza il minimo senso di vergogna: “attaccateli con gli idranti, disperdeteli, metteteli in fuga”? A me sembra un esempio di ferocia e di odio per il genere umano, quasi esagerato in modo paradossale. Eppure chiaro che non è così. L’opinione di quel lettore - e l’ira, la furia, l’aggressività che esprime - non è affatto un fenomeno raro. Anzi, rappresenta bene l’idea che appartiene a un settore abbastanza ampio dell’opinione pubblica italiana. E infatti trova ospitalità e comprensione in un giornale a grande tiratura nazionale, come Libero, che tra tutti i quotidiani italiani, mi dicono, è quello che sta vivendo il maggior successo di vendite.
Faccio un salto e cambio giornale. Il Corriere della Sera, altro stile. Trovo una bella intervista al presidente dell’Inter Massimo Moratti, potente petroliere, il quale, sempre sulla vicenda drammatica di via Lecco, dice parole di segno del tutto opposto a quelle scritte dal lettore di Libero. Sostiene Moratti: «Tutta la città deve vergognarsi». Ha ragione. Però, vi confesserò, io a questo punto vengo colto da una vera e propria vampata di moralismo, forse un po’ bigotto, che mi viene dalle viscere e non riesco a trattenere. Dico: Moratti spende dai 100 ai 200 miliardi all’anno per comprare giocatori di calcio, paga ogni mese - se non sbaglio - tre o quattro allenatori che ha licenziato perché non gli piacevano troppo, e li paga, più o meno, 200 mila euro al mese, distribuisce analoghi stipendi a una trentina di suoi giocatori la maggior parte dei quali acquistata non per giocare ma per fare numero. Chiedo: sicuro che di fronte alla tragedia di via Lecco l’unica sua risorsa sia di rilasciare una bella intervista al Corriere? Ma cosa dovrebbe fare? Non so, per esempio mettere mano al portafoglio e con l’equivalente dello stipendio mensile di uno dei suoi allenatori in “cassa integrazione” risolverebbe il problema di via Lecco e non proverebbe più vergogna, né per se né per la sua città. Non è tenuto a farlo: potrebbe farlo. E comunque dovrebbe rendersi conto del fatto che un mondo che permette a una persona di disporre di diversi miliardi al mese e a un’altra persona di non avere né un tetto né una minestra, è un mondo molto ingiusto, e che le ingiustizie provocano vittime e beneficiari, e che di questa ingiustizia - diciamo così - lui non è una vittima.

Certo che il mio è moralismo un po’ populista, demagogico. Me ne rendo conto. Però mi viene il dubbio che a forza di dire che la politica non deve essere moralista, e che bisogna separare le persone e le loro idee, che l’azione politica non è carità, che non si devono giudicare i comportamenti individuali eccetera eccetera, si finisce per trasformare la politica in qualcosa che non ha più niente a che fare con le relazioni umane - cioè con la materia, immensa, della quale dovrebbe occuparsi - ma solo con il potere, con le strategie, coi profitti, con i soldi, le finanze, le banche e quelle cose lì. Non voglio parlare adesso del caso Consorte, dei Ds che hanno appoggiato la scalata alla Bnl confondendo una banca con una borgata, né del caso Fazio, Draghi, Montezomolo eccetera. Però ho l’impressione che se non accettiamo l’idea che almeno una piccola porzione di moralismo deve entrare in politica, alla fine resteremo del tutto privi di argomenti di fronte alla lettera del lettore di Libero. Cosa gli diciamo, quando lui chiede che sia sgomberato il suo marciapiedi, se non possiamo usare argomenti di morale e di etica? Come facciamo a convincerlo che un essere umano è un essere umano, e che se è etiope o eritreo o somalo, è uguale a sua sorella, sua moglie, suo figlio, sua madre e il suo capoufficio? Se accettiamo che la politica è solo tecnica e strategia (nel migliore dei casi), amministrazione ed economia, in che modo possiamo fissare dei principi e spiegare a settori vasti di opinione pubblica che i principi esistono in quanto tali, hanno a che fare con lo spirito, con la storia, con la filosofia, e non con il conto in banca, e che i principi non necessariamente coincidono con i nostri interessi individuali, o di ceto sociale, o di casta di nazione?

PS. Naturalmente la lettera a Libero è niente confronto a quello che successo ieri in Egitto. Dove la polizia ha ucciso ventina di profughi sudanesi. Perché? Perché erano profughi, erano senza permesso, erano illegali, dici illegali dici senza diritti, solo la legalità genera diritti e divide il mondo due categorie. Attenzione non pensare che l’Egitto lontano. Il comportamento tenuto da un governo sinistra europeo, come quello spagnolo, a Melilla, stato molto diverso comportamento del governo egiziano. E neanche logica nostra, dei Cpt, dei campi di concentramento per migranti, è lontanissima dalla logica Mubarak.

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lunedì, 26 dicembre 2005

Cuba, l’economia è cresciuta dell’11,8%.
I deputati hanno valutato i risultati del 2005 e le previsioni per il 2006.

 "Cuba conclude il 2005 con una crescita economica dell’11,8%. Questo è stato un anno tra i più fruttiferi per la Rivoluzione , poichè ha segnato l’inizio d’importanti trasformazioni nell’economia, associate a soluzioni reali ai problemi della popolazione e alla creazione di condizioni per consolidare lo sviluppo", ha considerato il vicepresidente del Consiglio dei Ministri José Luis Rodríguez nella sessione di giovedì del Parlamento, presieduta da Fidel. Secondo Fidel "stiamo trovando formule e soluzioni utili non solo per il nostro paese ma anche per altre nazioni e per il mondo intero in generale, dove attualmente l’irrazionalità e lo smodato consumismo, tra gli altri mali, la fanno da padroni, mettendo a rischio l’esistenza stessa dell’umanità". Il Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, che è intervenuto ampiamente in questa prima giornata del sesto periodo di sessioni dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare nella presente legislatura, ha ribadito l’importanza del risparmio come fonte fondamentale per disporre delle risorse materiali e finanziarie necessarie alla nazione. "Per il 2006", ha indicato José Luis Rodríguez, "si prevede un ritmo di crescita del 10%". Rodríguez, che è anche ministro dell’Economia e della Pianificazione, è stato nuovamente l’incaricato di presentare i risultati del 2005 e le prospettive per il prossimo anno. Intanto Georgina Barreiro, ministra delle Finanze e dei Prezzi, ha illustrato lo stato dell’attuazione del bilancio preventivo del presente anno fiscale ed ha difeso il progetto di bilancio preventivo per l’anno prossimo. Numerosi parlamentari e la Commissione sugli Affari Economici si sono pronunciati sui due rapporti. Secondo il presidente della Commissione, Osvaldo Martínez, i risultati economici e sociali del 2005 si potrebbero riassumere nell’esecuzione di circa 700 opere della Battaglia delle Idee e nell’approfondimento della giustizia sociale mediante l’aumento del salario minimo, delle pensioni e delle prestazioni dell’assistenza sociale che hanno beneficiato direttamente 5.111.267 compatrioti. Spiccano anche la rapida messa in pratica di nuove concezioni sullo sviluppo del sistema elettroenergetico, basate sul risparmio e l’efficienza; la campagna di lotta frontale contro la corruzione ed il delitto basata sui valori etici e morali seminati dalla Rivoluzione; la crescita del Prodotto Interno Lordo che, trattandosi di Cuba e rapportato alla nostra realtà, "esprime un vero sviluppo a vantaggio del popolo e non una mera crescita delle transazioni mercantili", ha opinato Martínez. Oggi è continuato l’esame dei lineamenti del Piano economico e sociale e del progetto di Legge del Bilancio dello Stato per il 2006. E’ inoltre previsto che i deputati eleggano i giudici laici del Tribunale Supremo Popolare, per un mandato che durerà fino al 2010. I deputati, prima di iniziare i dibattiti e su proposta del Consiglio di Stato e della presidenza dell’Assemblea Nazionale hanno approvato un messaggio diretto a Evo Morales, nel quale si esprime la profonda allegria con la quale il Governo ed il popolo di Cuba hanno accolto la storica vittoria del popolo boliviano nelle elezioni di domenica scorsa e la proclamazione a maggioranza schiacciante di Evo Morales a Presidente di questa nazione latinoamericana.

 

 

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venerdì, 23 dicembre 2005

                                                Farmaco o Droga?

farmaco

Più che mai, oggi è attuale il dibattito sull’utilizzo a scopo terapeutico dei derivati della canapa indiana. Diverse ricerche hanno dimostrato che la cannabis può essere usata per curare i sintomi di molteplici gravi patologie e sono in atto sperimentazioni a livello oncologico sugli effetti benefici di queste sostanze, sfruttate già 6000 anni fa in altri settori. Molto lentamente, un tabù legato alle sostanze stupefacenti sta scomparendo: gran parte della popolazione riconosce un possibile ruolo significativo delle droghe in campo medico. In Europa sono già diffuse cure mediche a base di morfina e d eroina, soprattutto come antidolorifici, mentre medicine a base di cannabis sono reperibili solo in Canada e in Paesi come la Svizzera e l’Olanda, dove le droghe leggere sono legali. Negli Stati Uniti quasi un quinto degli Stati ha approvato leggi che permettono terapie con farmaci a base di THC, ma lo scontro con le forze più conservatrici è ancora aperto, poiché si contravviene alla legge federale in materia di narcotici. Secondo la Corte Suprema è vietata la coltivazione della canapa e la somministrazione dei suoi derivati, se non rigorosamente attuata dallo Stato. Il dibattito è ancora acceso sulla contrapposizione tra divieto di usare droghe e “necessità medica”: quest’ultima non ha la priorità in tutti i casi? In Italia, l’unico utilizzo possibile di THC e simili è legato proprio allo scopo terapeutico, ma non è ben chiaro il motivo per il quale solo in questi giorni sono cominciate le prime sperimentazioni in questo senso (Torino). La disinformazione su queste opportunità terapeutiche scandalosa: pochissimi ne sono a conoscenza ma, seppure lo fossero, per poterne usufruire, dovrebbero seguire un iter burocratico non indifferente e importare dalla Svizzera e dall’Olanda i medicinali. Questi non sono inseriti in alcuna classificazione della apposita commissione; non sarà che un medico che ne possiede una confezione per somministrarla ai pazienti possa essere considerato un delinquente condannabile alla detenzione, come chiunque venga trovato in possesso di sostanze stupefacenti? Le leggi in materia non sono chiare, ma l’orientamento della classe dirigente sembra piuttosto contrario; viene sostenuta con fermezza la tesi (molto opinabile) che la marijuana sia una droga pesante. Ma cosa dire allora delle cure con la morfina? In fin dei conti tutti i medicinali naturali sono “droghe”, cioè sostanze che alterano lo stato psicofisico del soggetto: vengono ritenuti farmaci se somministrati in modo medicalmente controllato, mentre sono droghe se assunte a propria discrezione. Cosa c’è, probabilmente, dietro questa chiusura mentale della sanità e questo rifiuto profondo e a priori di tali soluzioni? Viene da pensare alla lobby delle case farmaceutiche, che non è nuova a manipolazione dei risultati, o meglio alla poca trasparenza, nell’ambito della ricerca scientifica. La marijuana che, se non proibita e quindi smerciata da criminali, ha costi bassi potrebbe sostituire farmaci che costano almeno 30-40 € la dose, come nel caso delle medicine contro la nausea. Questo è solo uno dei molti casi in cui è valido tale ragionamento. In caso di affermazione a livello mondiale di terapie a base di derivati della canapa, le perdite delle case farmaceutiche sarebbero ingenti: la loro politica, a questo punto, è quella di insabbiare alcune ricerche dai risultati “scomodi” e creare disinformazione. Infatti nella sanità l’informazione è fatta per almeno il 90% dalle case farmaceutiche, direttamente o indirettamente(rappresentanti), e può, quindi, essere controllata e indirizzata a seconda delle esigenze. I medici vengono orientati verso farmaci tradizionali e costosi, poiché gli altri vengono presentati come pericolosi, immorali, non efficaci. Ci si può trovare, quindi, di fronte a casi in cui il medico si rifiuti di ricorrere a trattamenti con derivati della cannabis e al paziente non resta che ricorrere alla via giudiziaria, con il rischio di mettere a repentaglio la propria salute per i ben noti lunghi tempi di burocrazia e processi e di sovraccaricare ulteriormente il sistema giudiziario. Qualche caso del genere si è verificato anche in Italia. Ovviamente il paziente ha avuto ragione, ma è stato costretto ad importare il farmaco da un paese straniero, poiché non è reperibile nel nostro territorio. Tutto questo processo fa levitare notevolmente i costi con il solo risultato di arricchire ulteriormente le case farmaceutiche produttrici di quei farmaci a discapito dei contribuenti. Perché non dovrebbe essere possibile produrre sul nostro territorio questi farmaci? Perché non dovrebbe essere possibile usarli? L’unica risposta plausibile è il cinismo di una classe accecata dal denaro, che mette sul piano economico qualsiasi aspetto della vita, finanche quello della dignità umana. La sola soluzione al problema sembra una presa di coscienza della gente, che va perciò sensibilizzata in modo adeguato. Infatti l’ignoranza è la prigione dell’uomo, la conoscenza la sua unica via di scampo verso la libertà.

SV

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postato da PravdaRedazione alle ore 10:13
giovedì, 22 dicembre 2005

Legge n. 645 del 1952 (legge Scelba):

Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione.

Pubblicata nella Gazz. Uff. 23 giugno 1952, n. 143.

 1. Riorganizzazione del disciolto partito fascista.

-Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

2. Sanzioni penali.

- Chiunque promuove, organizza o dirige le associazioni, i movimenti o i gruppi indicati nell'articolo 1, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni e con la multa da 2.000.000 a 20.000.000 di lire (3/a) (4). Chiunque partecipa a tali associazioni, movimenti o gruppi è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 1.000.000 a 10.000.000 di lire (1) (2). Se l'associazione, il movimento o il gruppo assume in tutto o in parte il carattere di organizzazione armata o paramilitare, ovvero fa uso della violenza, le pene indicate nei commi precedenti sono raddoppiate (2). L'organizzazione si considera armata se i promotori e i partecipanti hanno comunque la disponibilità di armi o esplosivi ovunque custoditi (2). Fermo il disposto dell'art.29, comma primo, del codice penale, la condanna dei promotori, degli organizzatori o dei dirigenti importa in ogni caso la privazione dei diritti e degli uffici indicati nell'art.28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni. La condanna dei partecipanti importa per lo stesso periodo di cinque anni la privazione dei diritti previsti dall'art.28, comma secondo, n. 1, del codice penale. (1) La misura della multa è stata così elevata dall'art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689, la sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell'art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (2) Gli attuali commi dal primo al quarto così sostituiscono gli originari primi tre commi per effetto dell'art.8, L. 22 maggio 1975, n. 152.

3. Scioglimento e confisca dei beni.

 Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministro per l'interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell'associazione, del movimento o del gruppo (3). Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell'art.1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell'art.77 della Costituzione. (3) Comma così sostituito dall'art.9, L. 22 maggio 1975, n. 152.

4. Apologia del fascismo.

- Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell'articolo 1 è punto con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000 (1). Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni (4). La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa (1). La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell'articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del c.p., per un periodo di cinque anni (5). (1) La misura della multa è stata così elevata dall'art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell'art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (4) Comma così sostituito dall'art.4, D.L. 26 aprile 1993, n. 122. (5) Così sostituito dall'art.10, L. 22 maggio 1975, n. 152.

5. Manifestazioni fasciste.

- Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 di lire (1). Il giudice, nel pronunciare la condanna, può disporre la privazione dei diritti previsti nell'articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni (6). (1) La misura della multa è stata così elevata dall'art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell'art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (6) Così sostituito dall'art.11, L. 22 maggio 1975, n. 152. 5-bis. - Per i reati previsti dall'articolo 2 della presente legge è obbligatoria l'emissione del mandato di cattura (7). (7) Articolo aggiunto dall'art.12, L. 22 maggio 1975, n. 152.

Sul web ho trovato senza alcuna difficoltà tantissime foto simili a quelle che trovate qui sotto.

Non so se ridere o se piangere...e voi?

forzanuova

merdanuova

 

 

 

                                                                                                 

merdanuovassente

merdanuovaveneto

                                                                                        

Siccome a Montenero viaggiamo ancora a 56k ne ho pubblicate solo tre.

Ci vorrebbe un account  pro di Splinder per pubblicarle tutte.

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categoria : antifascismo