CRONACA SPORTIVA
Conflitti giovanili a Montenero
Calciatori vs "Punkettoni" : due gruppi sul piede di guerra. Le analisi e le opinioni di chi vive la vicenda dall'esterno. Quando il mio amico Punka mi ha chiesto di scrivere un articolo per questo giornale che parlasse degli adolescenti monteneresi e delle divergenze che in questi tempi ci sono tra di loro ho subito accettato: bisogna che tutti sappiano quello che sta succedendo. E bisogna che lo sappiano da chi sta vivendo questa situazione dall’esterno e senza condizionamenti di parte ma che abbia comunque contatti con tutte le parti interessate. Da un anno a questa parte oramai la situazione sta soltanto peggiorando ed è ora di fare il punto della situazione. L’adolescenza montenerese è diversa da quelli degli altri paesi limitrofi, qui da noi la divisione in gruppi dei ragazzi è molto più sentita, molto più rimarcata, i gruppi sono come caste chiuse ed è quasi impossibile passarne da uno all’altro.Ce ne sono molti a Montenero: gli Hippie, i punkettoni, i calciatori, solo per nominarne alcuni. In particolare ci sono due gruppi di ragazzi sul piede di guerra, ora. Da un lato ci sono i ragazzi dell’Under 18 e tutti quelli che tra ragazze e amici gravitano intorno al loro mondo, dall’altro i giovani e le giovani punkers, erroneamente e malignamente chiamati i “punkettoni”. Gli scontri sono per lo più verbali e consistono in: minacce di pestaggi, sguardi che potrebbero uccidere, voci a dir poco cattive, che è meglio non riferire, messe in giro ad hoc senza un vero e proprio autore, scritte sulle panchine a mò di botta e risposta. Famosa è diventata in questi ultimi tempi la frase scritta dai calciatori: “I calciatori con il ferrarino, tutti gli altri come Peppino”. In questi giorni tra alcuni ragazzi si è quasi giunti alle mani, per non parlare di quelli che vengono portati al campo sportivo con la scusa di fare un giro in macchina per poter fare dei chiarimenti….I primi, chiamati dagli altri i CALCIATORI (anche se tra di loro ce ne sono molti che non giocano a calcio), contano su più di una ventina tra ragazzi e ragazze tra i 16 e i 19 anni divisi in vari gruppi e gruppetti. Questi ragazzi sono amici da una vita, compagni di squadra, al vertice della piramide sociale dell’adolescenza montenerese, fortunati con le ragazze e con un unico sogno: giocare a calcio in una squadra importante.I punkers sono altrettanti e non sono individuabili tra loro gruppi e gruppetti, ma si identificano tutti in un unico grande gruppo, chiamato Vendetta-Gang. “Non c’è nessun leader tra noi” mi ha detto un giorno Punka. Anche la Vendetta-Gang è una casta chiusa, e i “punkettoni” assomigliano nei comportamenti e negli atteggiamenti sempre più a chi li chiama così. Per sapere perché queste due fazioni non possono vedersi bisogna conoscere le differenze che ci sono tra di loro: i “calciatori” cercano l’eleganza indossando abiti firmati, cercano di sembrare persone diverse da quelle che realmente sono, guardano gli altri ragazzi con occhio di superiorità e pensano di appartenere ad una élite di privilegiati. Hanno una opinione molto ottimistica, forse troppo ottimistica, del loro futuro. Vogliono fare i calciatori. Mi auguro per loro che ci riescano. A titolo di cronaca sento il dovere di affermare che non tutti i ragazzi dell’Under 18 sono così e che molti hanno una visione molto più realistica delle loro vicende umane. E ora restano da vedere i punkers. Questi hanno un modo tutto loro di vestirsi che rispecchia la loro personalità. Non si fanno problemi per come sono e si fanno accettare dalla società, in un modo o nell’altro. Possono sembrare antipatici ma in fondo sono solo come sono veramente. I punkers, a sentire Punka, non pensano molto al futuro. Gli scontri sono iniziati mesi fa. Si è iniziato con le scritte sulle panchine, dove devo dire che i calciatori hanno vinto. Poi è stata la volta dei messaggi sui telefoni, delle telefonate, delle minacce, di forti carezze che ogni tanto dei membri dei rispettivi gruppi si scambiano, dei passaggi in macchina non chiesti, per finire agli sguardi che lasciano molto a intendere e con le famose arringhe anti-calciatori che ogni tanto vengono tenute da alcuni punkers sui pullman di ritorno da Vasto e di cui i calciatori sanno grazie a 3-4 spie tra gli studenti di quei pullman e di cui mi è stato impedito dalla redazione di fare i nomi. E la redazione stessa mi ha impedito anche di fare i nomi di quei due ragazzi e di quella ragazza che con il loro triangolo amoroso hanno dato vita nell’aprile scorso a questa faida intestina che comunque si è limitata per ora alle sole azioni accennate precedentemente. Come è nella migliore tradizione montenerese entrambi i gruppi vogliono venire alle mani. E la tradizione consiste proprio in questo: nella volontà di far male e non nel far male seriamente. Infatti a Montenero, più che in ogni altro paese molisano, ci sono fiumi di parole che almeno una volta l’anno straripano, e le loro acque investono persone e cose. E’ mia opinione che si arriverà alla maxi-rissa solo quando le infamie che girano per il nostro ridicolo paese riguarderanno i singoli e non come ora succede i gruppi. Allora sì che scatterà un sistema complesso di alleanze davanti al quale tutti rimarremo sorpresi. Se ci sarà la maxi-rissa è difficile prevedere un vincitore data l’uguaglianza delle forze in campo, anche perché penso che neanche in quel caso ci sarà un vincitore, visto che, conoscendo io personalmente entrambe le fazioni, nessuna delle due ammetterà la sconfitta. Comunque mi auguro che i due gruppi raggiungano un accordo, così da evitare lo scontro alle mani e così da finirla con questa ridicola guerra fredda che li sta ridicolizzando tutti quanti.E’ stato un piacere scrivere per questo periodico, spero di poterlo ancora fare in seguito. KKJJ
Da poco meno di un anno, ormai, i ragazzi di Montenero stanno reclamando con forza uno spazio libero dove incontrarsi e divertirsi. Un primo appello è stato fatto circa un anno fa, ovviamente accolto dal sindaco, con il quale si è aperta una discussione. Ora con la nuova amministrazione comunale questo problema è stato affrontato dall’assessore alle politiche giovanili, Giuseppe Di Pinto, il quale, durante i due incontri svolti con i giovani, ha riferito che gli organi competenti stanno provvedendo e al più presto ci sarà questo “luogo di ritrovo”. Era stato proposto di far attuare dei lavori di riabilitazione alla così chiamata “Scuola della pace”, ma la risposta è stata (come ci si aspettava) negativa dato che gia avevano deciso di far ristrutturare la parte superiore dell’edificio in Via del mercato. Ma la cosa che preoccupa è che di questi lavori ancora si è vista nemmeno l’ombra (e ormai sono passati mesi) e i ragazzi sono ancora in strada senza un luogo, uno spazio di ritrovo. Inizialmente la proposta era stata appunto di far ristrutturare la “Scuola della pace” per creare uno spazio libero vero e proprio quale è un centro sociale (naturalmente AUTO-GESTITO), ma, come da copione, la risposta è stata sempre la stessa anzi, peggio, dicendo che con la costruzione di un centro sociale il paese verrebbe ancora visto come “Toxicity”…e ormai quelle promesse non sono altro che infiniti fiumi di parole.
PunkA
Il laboratorio sociale ci sarà.
Il laboratorio sociale ci sarà. E’ solo questione di tempo. Tutti sappiamo che tra le priorità amministrative, i progetti previsti per i giovani sono in fondo alla lista e, se c’è da fare un taglio alle spese comunali, l’assessorato alla cultura è sempre quello giusto. Dopo un anno, dopo aver accolto le proposte dei giovani, il Comune ha acquistato la stanza di un immobile in Via del Mercato. Si era pensato e proposto di far ristrutturare la vecchia scuola elementare (“scuola della Pace”, per intenderci) ma l’edificio è piccolo e fatiscente. Per creare un laboratorio sociale come si deve, serve tempo, sacrificio e denaro. Nel frattempo i giovani possono comunque svolgere attività di svago con l’Associazione Bisaccia, con attività già avviate come il teatro dialettale, la banda del paese…
Il “Laboratorio” è da non confondere con un qualsiasi centro sociale autogestito, che rappresenta il luogo frequentato da una classe chiusa e ristretta di ragazzi, in genere di sinistra, non particolarmente interessata alle attività da svolgere nel sociale. Non bisogna trasformare uno spazio libero in un bar o qualcosa del genere! Il laboratorio è un luogo aperto a tutti, dove i giovani devono sentirsi protagonisti e non vittime della società!
Lorenzo